ONE-SHOT: Sword, Pistol & Love

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Il vento soffiava leggero, portando con sé l’odore di salsedine che s’attaccava alla mia pelle umida come fosse un sudario. Gocce di sudore mi scendevano lungo le guance, ma non potevo asciugarle. Le mani erano occupate a stringere forte la mia fonte di salvezza: la sciabola e la pistola.
Sebbene i capelli, lasciati sciolti, si muovessero in maniera libera e selvaggia, oscurandomi ad intermittenza la visuale, non staccavo gli occhi da lui. Il mio respiro era calmo, la mente rilassata. Ogni muscolo era contratto nell’attesa di un suo movimento, e il cuore batteva forte per pulsare quanto più sangue poteva per tenermi in piedi.
“Non ho mai capito per quale motivo Calico Jack tenesse tanto a te. Ho pensato spesso che avesse strane tendenze ma ora è tutto chiaro, mia cara Mary Read”.
Lurido verme schifoso. Ero stata costretta a rivelargli la mia identità, a svelargli che in realtà, sotto quegli abiti larghi e sbrindellati e quelle fasce che mi toglievano il fiato ogni volta che salivo sugli alberi, sotto tutti quegli strati ci stava un corpo di donna.
Non avrei voluto, ma non avevo altra scelta. Se volevo vedere James ancora vivo, l’unica soluzione era un gesto avventato.
“Hai davvero un seno bellissimo, bianco come il latte. Saprei io come leccartelo a dovere”.
La sua voce, resa rauca da anni di rum e venti umidi, mi fece rabbrividire. Ma non di paura. Non ho mai avuto paura. Mai.
Rabbrividivo per quell’attesa infinita che mi teneva lontana dal momento in cui avrei finalmente ucciso quel bastardo. Le sue parole non facevano che alimentare la mia furia.
Ma aveva ragione. Il mio corpo di donna, che sempre avevo tenuto nascosto, era chiaro e morbido. James era l’unico a poter toccare ogni intima parte di esso, come pure era l’unico ad avere accesso al mio cuore. Il mio James. Bellissimo, con quei suoi capelli biondi e lunghi, gli occhi azzurri come il mare che tanto amavo, e quelle mani dalle dita lunghe ed affusolate che sapeva come farmi felice.
Il capitano Rackman e Anne sapevano di noi due ed avevano mantenuto il segreto. Presto saremmo sbarcati in Giamaica e lì avremmo potuto vivere la nostra vita. Avrei di nuovo avuto un marito che mi amasse, una casa da pulire e forse un figlio da accudire.
Mi carezzai il ventre, che cominciava ad ingrossarsi. Dovevo dirlo a James. Dovevo dirgli che presto sarebbe diventato padre. Per questo piccolo, per il nostro futuro, per l’amore che ci teneva uniti in questa pazzia chiamata vita, ora ero su quella spiaggia.
James, quello stolto. Offendere Pitt a quel modo. Sapeva che quel vecchio alcolizzato lo avrebbe sfidato. Ed io sapevo che il mio amato non avrebbe avuto scampo. Non potevo sopportare di perderlo, di rimanere di nuovo sola in questo schifo di mondo. Mentre James dormiva ero salita sul ponte, dove Pitt se ne stava a tracannare rum durante quella che doveva essere la sua ora di guardia. Oltre a noi, c’erano solo Jack ed Anne. Loro sapevano. Usai lo stesso trucchetto che mi aveva rivelata al mio amore.
Tenevo la camicia slacciata sul davanti, in modo che, piegandomi, il mio seno fosse ben visibile. Sebbene la sua vista fosse annebbiata dall’alcol, Pitt vide tutto e fece un balzo, sconvolto. Dopo lo shock iniziale prese a ridere come un pazzo, per poi avvicinarsi a me, con quelle sue mani tozze e segnate dalle intemperie. Esattamente come avevo sperato.
Mi allontanai, minacciandolo di non toccarmi, ma lui continuava ad allungare quelle sue mani viscide verso i miei seni. Cogliendolo di sorpresa, gli tirai uno schiaffo in pieno volto. “Brutta baldracca!” mi urlò, mentre la furia montava nei suoi occhi.
“Stai lontano Pitt, o dovrò ucciderti.”
Queste parole lo fecero scoppiare a ridere, a punto tale da costringerlo ad appoggiarsi alla murata per evitare di ruzzolare a terra. “Una donna? Uccidere ME? Un uomo vero?” farfugliava.
Centro. Te la sei andata a cercare, Pitt. “Non tollererò altri insulti da te. Vediamoci alla spiaggia tra un’ora. Così vedremo chi è più uomo tra noi due.”
Ed ora era lì in piedi di fronte a me, instabile su quelle gambe storte abituate al dondolio della nave.
Non avevo molto tempo, dovevo sistemare le cose il più in fretta possibile. Tra un paio d’ore, James sarebbe sceso su quella stessa spiaggia a difendere il proprio onore. Il nostro futuro dipendeva da me. Se anche fossi morta avrei avuto la consolazione di morire per prima. Non avrei sopportato la vista dei suoi bellissimi occhi, che riuscivano a vedere la vera me stessa, spenti per sempre.
Il rumore della campana della nave arrivò sulla spiaggia portato dal vento. Pitt si volse a guardare verso l’orizzonte e io colsi il momento. Mi avventai su di lui, le armi puntate direttamente al ventre. Quello stupido aveva portato solo la sua sciabola, ma sapevo che era in grado di usarla a dovere. Insieme avevamo abbordato e ucciso tante volte e l’avevo visto ammazzare tutti quelli che avevano osato sfidarlo a duello. Per questo era preparata, sapevo dove avrebbe mirato.
Lo vidi barcollare per la sorpresa ma mi assalì con tutta la potenza che aveva. La sciabola mi sfiorò la spalla ed io riuscii a colpirlo in fronte col calcio della mia pistola. Pitt urlò, il sangue che cominciava a colare dalla ferita.
“Schifosa bastarda! Prima ti sgozzerò, poi ti sbudellerò e farò a pezzi quel tuo corpicino da baldracca!”
“Prima prova a prendermi” lo sfidai, mentre puntavo la mia pistola e facevo fuoco.
Quel fortunato. Riuscì ad evitare il proiettile per pura caso, mentre barcollava per rimanere in piedi. Non avevo tempo per ricaricare e lanciai la pistola a terra, correndo di nuovo verso di lui con la sciabola puntata. Le nostre spade si incrociarono per quello che mi sembrò un’eternità. Il braccio mi faceva male, dovevo ammettere che ero pur sempre una donna e, sebbene dopo anni di guerre e battaglie i miei muscoli si fossero rafforzati, a lungo andare la potenza di uomo poteva stremarmi.
Inciampai e caddi a terra.
“Muori ora, brutta cagna” mi disse, sghignazzando e puntandomi la lama contro il ventre.
“Sebbene io sia convinta tu non le abbia…” esclamai, mentre gli mollavo un calcio in mezzo alle gambe con tutta la forza che mi rimaneva. Pitt cadde a terra piagnucolando, inveendo contro di me e stringendosi i pantaloni. Rimase senza parole quando sfoderai una seconda pistola, tenuta nascosta fino a quel momento in mezzo ai miei abiti larghi, proprio accanto a quel seno che aveva portato al duello. Gliela puntai dritta in mezzo agli occhi e sparai. Non c’era bisogno di dire niente, Pitt non meritava nessuna parola prima di morire.
Osservai il suo corpo immobile nella sabbia, il sangue che cominciava ad espandersi lentamente. Impressi nella mia mente quell’immagine. Non per puro sadismo, ma perchè il cadavere di Pitt prendesse il posto di James nei terribili incubi che mi avevano ossessionato per ore.
Ora era salvo. Eravamo salvi.
Raccolsi le mie armi, e mi voltai, camminando a passo deciso verso la scialuppa. Jack ed Anne mi stavano aspettando, pronti a riportarmi dal mio amore.​

 

 

NB. I nomi di James e Pitt sono frutto della mia fantasia, come pure i dialoghi e le azioni dei personaggi. L’unica cosa vera è il fatto al quale mi sono ispirata.

 

 

 

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