ONE-SHOT: L’Illusione dell’Orso

Racconto scritto su 20Lines per il terzo contest di SCRIVERE dedicato ai racconti fantasy.
Pubblicato a questo indirizzo: 20Lines – L’Illusione dell’Orso

 

Ashan respira a fatica. Ha freddo ed è stanca. Strofina tra loro le mani rosse e gonfie, soffiandoci sopra quel poco di calore che le rimane in corpo. Se solo potesse evocare il fuoco…
Tra le palpebre socchiuse tiene d’occhio la foresta. Il vento non accenna a diminuire e i fiocchi di neve sono come coltelli che la colpiscono senza sosta. Non si vede altro che bianco: in cielo, sugli alberi, sul sentiero. Ormai anche i suoi vestiti stanno diventando pallidi e gelati.
“Non manca molto, dobbiamo proseguire!”
Belmyr la incita, tornando verso di lei a fatica, coprendosi il volto con la mano.
“Non… non ce la faccio. Lasciami qui, ti prego” risponde Ashan con labbra tremanti, raggomitolandosi contro un tronco spezzato.
“Stai scherzando, vero? Non ho ucciso mio fratello e metà delle guardie per niente! Adesso ti alzi e cammini, dovessimo metterci tutto il giorno!”
Il tono è minaccioso, ma la voce del giovane trema. Ashan non sa dire se per il freddo, la paura o la disperazione. Non le interessa. Sente il gelo scorrerle nelle vene e un’infinita stanchezza. Prova a chiudere gli occhi un istante e la trova una sensazione piacevole. Tutto è color arancio, caldo e avvolgente. Un vortice potente la trascina verso un’oscurità profonda, ed Ashan non prova timore. Solo molta pace e silenzio, mentre fluttua nel buio leggera come una foglia. Poi un vento improvviso la scuote e la luce la colpisce in viso come un pugno, accecandola.
“Non. Dormire. Alzati” le urla Belmyr, scuotendola e tirandola per un braccio fino a rimetterla in piedi. Le afferra la mano e la trascina via dall’albero spezzato, cercando il sentiero ormai cancellato dalla neve.
“Se riusciamo a raggiungere il fiume forse possiamo farcela. Anzi, ne sono sicuro.”
Belmyr cammina veloce, inciampando sulle radici nascoste dalla neve ma senza mai lasciare la mano di Ashan. La sua schiena larga e coperta di pellicce protegge la ragazza dal vento gelido, ma non può nulla contro l’umidità che ormai ha reso fradici i loro abiti.
“Lo sai che ci staranno aspettando. E’ tutto inutile. Ti prego, lasciami qui e scappa.”
“Non ti lascio!” le urla, fermandosi e fronteggiandola. E’ imponente e le grandi mani si stringono a pugno, ma nei suoi occhi Ashan legge un senso di sconfitta e terrore. “Devi smetterla, lo capisci? Non ti abbandonerò mai più! Non posso permettermi di perderti ancora!”
“Ma io non voglio che tu muoia. Hai già sacrificato troppo per me”. Ashan sente la gola chiudersi, mentre alcune lacrime vengono portate via dal vento. “E’ me che vogliono. Tu puoi ancora salvarti.”
“Vogliono nostro figlio! Vogliono questo” e le poggia le mani sul ventre, sentendolo appena attraversa i pesanti strati di vesti di Ashan. “Per loro tu sei inutile”.
La ragazza si allontana di qualche passo, fissando Belmyr con fierezza e stringendo il proprio corpo tra le braccia.
“So badare a me stessa. L’ho sempre fatto. E non immaginano nemmeno quanto io sia potente. Anzi, potrebbero aver fatto un terribile sbaglio a mettersi contro di me”.
“Non puoi usare la magia! L’hai detto tu stessa, potrebbe uccidere il bambino. Potresti morire!”
Belmyr si mette le mani tra i corti capelli castani, e fiocchi di neve cadono dai sui riccioli umidi. E’ confuso, arrabbiato, stanco. Ha appena ucciso suo fratello Tarael, l’unico parente in vita rimastogli. L’affetto che provavano l’uno per l’altro da bambini era ormai svanito da tempo e il rapimento di Ashan aveva rotto per sempre il legame che li univa. Affondare la lama nel petto del fratello non lo aveva reso felice, ma non poteva permettere che Tarael s’impossessasse di tutto quel potere. Nelle sue mani avrebbe portato il mondo alla rovina.
La mano piccola e fredda di Ashan gli sfiora una guancia. Lei sorride appena, le labbra tremanti e violacee. “Era una bugia. Dovevano credere che fossi debole. Fidati.”
Belmyr la fissa intensamente, non ancora sicuro di poterle credere. Non c’è mai stato tra loro molto tempo per conoscersi. Un incontro nella foresta deciso dal destino e quella stessa notte qualcosa di potente aveva legato i loro corpi davanti al fuoco. Belmyr aveva sentito una forza immensa scorrergli nelle vene, come se una parte del suo spirito si fosse risvegliata da un lungo sonno. Ashan lo aveva accolto nel suo villaggio, timida ed impacciata, anch’ella incapace di comprendere cosa si era scatenato nei loro corpi quella notte. Pochi mesi dopo arrivarono le urla, il sangue, la morte. Tarael rapì Ashan mentre i guerrieri uccidevano gli abitanti del piccolo villaggio, e Belmyr scoprì cosa il destino aveva deciso per se stesso e la donna che cominciava ad amare.
“Mia nipote è stata istruita per guidare il suo popolo. Proteggerlo. Ma non ha mai saputo quale fosse il suo vero destino fino a che non ha incontrato te.”
Queste erano stata le parole di Fanaada, capo villaggio e nonna di Ashan. Ormai morente a causa delle profonde ferite, la donna spiegò a Belmyr che un’antica profezia parlava di una creatura molto potente, giunta a salvare i giusti dai malvagi. “Ashan aspetta un figlio. Tuo figlio. E se non sarà tenuto al sicuro, per noi sarà la fine.”
Belmyr poteva ancora sentire quelle parole nella testa. Nemmeno il vento gelido e carico di neve riusciva a cancellarle dalla mente. Lui doveva proteggere Ashan e il piccolo, ad ogni costo.
Un sibilo nell’aria, delle urla, ombre tra gli alberi.
“Stanno arrivando, scappa!” grida Ashan, spingendo il giovane da parte. Un freccia la raggiunge alla spalla e la ragazza lancia un urlo, piegandosi su se stessa. Belmyr si china per farle da scudo e la trascina verso un largo tronco. Le freccie continuano a cadere, mescolandosi tra i fiocchi di neve.
Ashan geme, mentre con una mano cerca di togliere la freccia dalla spalla. Ha i palmi umidi e il legno le scivola tra le dita. Belmyr la costringe a fissarlo.
“Ti farà male. Cerca di stare ferma” e senza darle tempo di annuire, spezza la freccia e la estrae dal corpo della ragazza. Ashan urla e le lacrime cominciano a rigarle le guance.
Belmyr la stringe a sè, mentre le urla dei loro inseguitori si fanno più vicine.
“Rimani dietro quest’albero. Non muoverti. Torno subito.”
“No, aspetta! Aspetta” lo supplica Ashan, stringendo con tutte le forze il mantello di Belmyr.
“Non posso lasciarli avvicinare. Posso combattere.”
“Ti fidi di me?” La voce della ragazza è un sussurro ma il suo sguardo brilla decisa.
Belmyr sposta lo sguardo verso la foresta, indeciso. Può permetterle di rischiare la vita? Le freccie tornano a cadere, alcune vanno a conficcarsi nel tronco poco distante dai loro volti.
Il giovane chiude gli occhi. “Mi fido.”
Ashan chiude gli occhi a sua volta e lo bacia. Le labbra di entrambi sono fredde e intorpidite, ma un improvviso calore si sprigiona dalle loro bocche, scendendo giù per la gola fino a raggiungere ogni parte dei loro corpi. Belmyr ha la sensazione che il fuoco scorra nelle vene, che la potenza sia tanta da farlo esplodere. Non avverte più freddo, come se un manto pesante lo avvolgesse per proteggerlo contro la furia della tempesta. Ogni senso è acuito. Sente l’odore di Ashan, della foresta, degli uomini che si stanno avvicinando. Avverte il respiro affannato della giovane che si stacca dalle sue labbra.
Apre gli occhi. Qualcosa risplende davanti ai suoi occhi, così distante e piccolo. Un’armatura. Riflette il bianco della neve a tal punto da accecarlo. Si porta una mano agli occhi ma qualcosa di grande si frappone fra lui e l’armatura. Una zampa con lunghi artigli, ricoperta da una spessa pelliccia candida.
L’armatura si muove e Belmyr riconosce nel volto nascosto nell’elmo un paio di occhi familiari.
“Ashan” sussurra, o almeno ci prova. Un grugnito esce dal suo muso, creando una nuvola di vapore che si disperde rapida nel vento.
“Seguimi.”
Il cavaliere si alza rapido e si dirige verso gli aggressori. Stringe nelle mani uno scettro, che punta contro i loro archi e spade. Ashan urla qualcosa di incomprensibile e un raggio colpisce l’uomo che la sta attaccando a pochi passi, facendolo stramazzare nella neve.
Belmyr si getta nella mischia. Si sente grande, grosso, potente. Con semplici movimenti scaraventa gli agressori contro i tronchi, con il suo peso schiaccia i loro corpi. Il ruggito si propaga per miglia, mentre i pochi sopravvissuti scappano, sparendo nella tempesta.
Ashan si volta e gli sorride, prima di cadere a terra. Belmyr la raggiunge, proprio mentre la magia scivola dal suo corpo. S’inginocchia, la prende tra le braccia e la scuote dolcemente.
“Sto bene” risponde la giovane, tremando. “Hai visto? Siamo ancora vivi.”
“Sei un’incosciente, donna. Ora ti porto via di qui.” Con la forza della disperazione la solleva e s’incammina lento tra gli alberi. Lei affonda il volto nel collo di Belmyr, sfinita.
“Il mio orso” sussurra, mentre il rumore del fiume si fa più potente del vento, e la sagoma di una barca si staglia tra il bianco della neve.

 

 

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