Leliar

Non si tratta di un personaggio del mio romanzo e non lo troverete ne La Daga del Destino.
Non è un attore e neppure un cantante.
Quindi chi cavolo è Leliar?

Premetto che sono sempre stata una pippa con i videogiochi. Mio padre non ha mai voluto che ci giocassi (il massimo della tecnologia entrò in casa nostra nel lontano 1999 nelle sembianze di un portatile).

Il fidanzatino conosciuto all’università cercò di introdurmi nel mondo della Playstation a suon di Final Fantasy 7 e Resident Evil, ma finivo sempre con l’incastrare i personaggi negli angoli, contro i muri o lasciandoli disperati come tartarughe rovesciate sul loro guscio. Di positivo di quel periodo ricordo Kingdom Hearts: bellissimo.

Di giochi per computer non ne parliamo. Oltre a non avere i soldi per comprarli, non ero in possesso della tecnologia adatta per anche lontanamente pensare di farli girare. E quelli disponibili su Facebook erano noiosi e ripetitivi (Farmville, per citarne uno).

Quindi quando qualche mese fa il mio attuale compagno mi chiese il permesso di comprare la PS4 dissi che per me andava benissimo e che personalmente l’avrei usata come lettore DVD.

E arriviamo a dicembre scorso. A Natale mancava un giorno, sotto l’albero c’erano solo polvere e peli di cane, e non sapendo dove sbattere la testa entrai da Gamestop. Sapevo che il mio compagno voleva il gioco di Valentino Rossi quindi andai dritta sullo scaffale delle novità. Ma sebbene la mia missione fosse semplice, purtroppo qualche giorno prima, sempre nello stesso negozio, avevo spulciato tra i giochi usati e mi era passato tra le mani Dragon Age: Inquisition.

Questa serie di videogiochi mi ha sempre incuriosita. Prima per la grafica (nel 2011 avevo creato una skin per il mio portfolio oltre a varie gif animate), poi per il fatto che ci fosse la parola DRAGON che stava ad indicare che ci fossero draghi con/contro i quali giocare.

Infine per la colonna sonora. E’ stato merito della theme song dell’ultimo capitolo della saga (composta da Trevor Morris, mica uno qualsiasi) se mi son convinta a comprare il videogioco.

Ho iniziato quindi scegliendo un personaggio femminile di razza nanica. La cosa meravigliosa di questo gioco è la personalizzazione del proprio personaggio. E’ possibile apportare modifiche a tutto: dalla tonalità dei capelli alla dimensione del dorso del naso fino all’iride degli occhi. Un delirio per creare un personaggio, almeno un’ora se ne va in questo modo.
Dopo modifiche su modifiche, avevo la mia nana dai capelli rossi stile pixie e l’ho lanciata nel gioco.

Fortunatamente inizia tutto molto lentamente e ci si perde a seguire la storia nelle lunghissime clip video. Muovere la mia nanetta non era difficile e già pregustavo avventure tra le verdi colline. Ma dopo aver superato i titoli di testa mi son fermata e non ho più giocato.

Verso fine gennaio ho deciso di riprendere in mano il gioco, ma l’idea di usare la mia nanetta non mi ispirava. Volevo un ometto figo da guardare aggirarsi per Thedas così che, se le mie abilità di giocatrice avessero fatto pietà, almeno c’era qualcosa di positivo da vedere.
Questa volta scelsi la razza umana e ne venne fuori un bel ragazzo, capello mezzo rasato e mezzo lungo, occhi di un verde chiarissimo, barbetta appena accennata.

Ripetei tutta la stessa solfa da capo ma, sebbene fosse un morettino caruccio, non mi invogliava a continuare.
Stavolta però non attesi un mese per decidere di creare un altro personaggio. Riavviai il gioco e scelsi la razza elfica.

Ho sempre avuto un rapporto di amore-odio con gli elfi, spesso troppo altezzosi e noiosi a causa della loro conoscenza e vita longeva, ma affascinanti per i sentimenti profondi ed il loro attaccamento alla natura. Quindi la scelta di un elfo era una ulteriore sfida da aggiungere alla mia impeditaggine (si può dire?) con i videogiochi.

Volevo che assomigliasse al mio Evannoryen (NdA. uno dei personaggi del mio romanzo), ma… non c’era il colore giusto dei capelli, gli occhi per sbaglio mi erano venuti azzurro-viola, e l’eyeliner, e i tatuaggi sul viso.. insomma, praticamente l’elfo s’è creato da solo sommando i tratti che mi sembravano più adatti.

La premessa era buona, ma non dovevo illudermi. Anche con il personaggio umano ero rimasta soddisfatta nella caratterizzazione, quindi lanciai il gioco. E poi… CIAO. E’ bastato vederlo i primi minuti, con i suoi occhioni spaventati ed i ciuffi di capelli biondi sul viso per innamorarmene.


Magicamente son passata dallo stare seduta sul divano a raggomitolarmi per terra con il cellulare in mano, pronta a cogliere ogni scena, ogni primo piano. E contando che era la terza volta che ripetevo la storia, sapevo esattamente dove beccare l’elfo nei momenti migliori.

Il suo volto esprime tutta una serie di emozioni che mi stendono e mi appassionano alla storia. Mi son messa a leggere tutto ciò che riguarda i Dalish, la razza elfica della quale fa parte e devo ammettere che c’è così tanta roba dentro questo videogioco che ne sto rimanendo immensamente soddisfatta!
Ripeto: non sono un’appassionata di videogiochi e non me ne intendo. Ma la grafica è spettacolare, sia nella caratterizzazione dei personaggi (aspetto fisico, costumi, doppiaggio) sia nei particolari degli scenari. A volte mi fermo nel bel mezzo di una missione solo per guardare il panorama!

Non so se riuscirò mai a finire il gioco (oggi son morta tre volte in meno di un’ora) ma sono felice di aver rischiato nel comprare Dragon Age: Inquisition. Perchè mi ha fatto scoprire un mondo nuovo e soprattutto conoscere il mio Leliar

PS. le foto son scattate con il cellulare quindi la qualità è quella che è. Anche i video son stati fatti allo stesso modo ma spero presto di riuscire a catturare tutto in maniera più professionale.
Nel frattempo, se volete vedere il mio Leliar in movimento, ho messo insieme questa clippina!

 

 

 

 

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