DAGGER: CAPITOLO 5.3

 

6 marzo 1193
Giorno 9
York

“Mio signore e padrone. Le cose stanno andando meglio di quanto avessi osato sperare. Non sospettano di nulla.”
“Buon per te. Hai già fallito una volta, non tollererò un ulteriore errore da parte tua.”
Un brivido gli scese lungo la schiena e lo costrinse a spostare il peso sull’altra gamba. Ormai era inginocchiato già da qualche minuto sulla terra ancora imbiancata dalla neve, gli abiti umidi che sapevano di muffa oltre ad essere logori e sporchi di fango.
“Padrone, come potrei fallire? Ho il pezzo della daga!” e aprì il palmo della mano. Un cerchio dorato catturò la luce dei primi raggi di sole di quella fredda giornata d’inverno. Non era più grande di un anello ma più piccolo e stretto di un bracciale.
“E’ la guardia della daga, mio signore e padrone. Il che è ironico, dato che si trovava in possesso di una guardia di Nottingham!”
“Non mi interessano queste stupide informazioni! Trova il ciondolo, altrimenti quel pezzo di ferro sarà inutile nelle tue mani!”
La voce gli rimbombò nella mente, facendolo sobbalzare.
“Sì, mio signore e padrone. Ho già organizzato tutto. Non appena Martine varcherà le porte di York il ciondolo sarà nostro!”
Sorrise e i denti d’oro splendettero come piccole stelle.

 

 

20 luglio 2010
Nottingham

Chiuse la rivista, sbuffando. Era la terza volta che sfogliava sempre le stesse pagine senza interessarsi a nessun articolo in particolare. Si mise in piedi, sgranchendosi le braccia. Da quanto stava seduto su quella scomoda poltrona di pelle sintetica? Due, forse tre ore. Uscì dalla stanza, controllando che Claudia dormisse ancora.
Aveva un forte mal di testa e faticava a tenere gli occhi aperti. Troppa luce, troppi rumori.
Quasi sobbalzò nel prendere il caffè alla macchinetta tanto era doloroso per i suoi timpani. Per non parlare del ronzio delle luci al neon che percorrevano tutto il soffitto dell’ospedale. Trangugiò rapidamente la scura bevanda, provando immediatamente sollievo nel sentirla scendere in corpo.
“Signor Bailey? Posso parlarle?”
Nigel si girò di scatto, quasi perdendo l’equilibrio. Anche se erano trascorse ore dal loro ritorno al futuro, era come se il viaggio fosse durato un giorno intero e la sensazione di pesantezza e confusione poteva essere benissimo associata ad un jetlag da viaggio transoceanico in aereo.
“Eccomi, mi dica” rispose, avvicinandosi al medico. L’uomo non doveva avere più di quarant’anni, non molto alto e con corti capelli rossi. A Faith sarebbe piaciuto.
“Abbiamo fatto tutti i controlli, oltre alle analisi standard per queste situazioni. Le lesioni interne non sono gravi ma era già in corso un’infezione piuttosto consistente. Provvederemo subito a prescriverle una cura antibiotica, oltre ad una serie di altri medicinali specifici. C’era una minima presenza di liquido seminale, pertanto non possiamo escludere la gravidanza anche se le probabilità sono molto, molto basse. Ad ogni modo la signorina McFayden può considerarsi fortunata.”
“Bene… bene” commentò Nigel, sentendosi un po’ meglio.
“Ho solo qualche domanda da farle.”
“Ancora domande?”
Da quando avevano varcato la porta dell’ospedale Nigel non aveva fatto altro che dare spiegazioni.
Claudia, provata dal viaggio e dall’emozione di essere tornata nel futuro, era crollata non appena l’ambulanza l’aveva prelevata sotto casa di Faith. Aveva la febbre molto alta e passava da brevi stati di veglia a lunghi momenti di incoscienza. Era riuscita a dire solamente “grazie Nigel” prima che i medici la visitassero, lasciando il giovane solo e preoccupato in un lungo corridoio d’ospedale.

 

“Avete detto di averla trovata in queste condizioni poche ore fa” chiese il medico, pronto a prendere appunti sulla sua cartelletta.
“Sì, certo. Sono passato a portare il caffè a casa della mia collega, la signorina Ainsworth. Siamo entrambi studiosi di archeologia, e proprio qualche giorno fa abbiamo resa pubblica una scoperta che ha dell’incredibile: il ritrovamento della tomba di Allan A Dale proprio qui a Nottingham, che proverebbe quindi l’esistenza di Robin Hood. Ma ne avrà sicuramente sentito parlare al telegiornale e…”
“Mi spiace, non ne sapevo nulla. Ma sono sempre qui dentro quindi può essere io mi sia perso qualcosa. Tornando alla mia domanda, è stata la sua collega a trovare la signorina McFayden?”
“Aehm, sì. Proprio così.”

 

Prima dell’arrivo dell’ambulanza e della perdita di coscienza, Claudia e Nigel avevano concordato la versione dei fatti da comunicare ai medici.
“Sono scesa dal treno e poco dopo mi hanno… aggredita, lasciandomi svenuta in un parco… lì vicino.” Claudia aveva detto ogni parola molto lentamente, trattenendo le lacrime a fatica. “Il parco era poco frequentato… non passava nessuno… mi son svegliata ma stavo male… mi avevano rubato la borsa, non avevo il cellulare per avvisare Faith… non riuscivo a muovermi, oh Nigel non ce la faccio, non ce la faccio…”
Claudia si era accasciata sul divano di Faith, la disperazione che la lasciava senza fiato in gola.
“Tranquilla, ci penso io.”

 

“Deve essere riuscita in qualche modo a raggiungere la casa della signorina Ainsworth, la mia collega. Aveva le chiavi, quindi libero accesso all’appartamento.”
“Come mai la sua collega non era in casa?” chiese il medico, senza mai alzare lo sguardo dalla cartelletta di plastica che si agitava frenetica sotto la sua scrittura veloce.
“Eravamo agli scavi. Come le ho detto, c’è stata la presentazione ufficiale con le autorità. Per non parlare delle interviste e dell’organizzazione delle attività. Inoltre il buffet con la stampa e la cena di gala. Quando l’abbiamo trovata era notte inoltrata. Non ci aveva avvisati, la signorina Ainsworth pensava ci fosse stato qualche contrattempo con il viaggio. Ho lasciato la mia collega verso le tre del mattino, ho spento il cellulare e sono crollato a letto. Solitamente al mattino leggo i messaggi dopo il caffè, quindi non ne sapevo nulla… e arrivato a casa della mia collega ho aperto la porta e ho trovato Claudia in queste condizioni.” Nigel stava aggiungendo particolari nella speranza che questo facesse guadagnare loro il tempo necessario a giustificare quei tre giorni di ferite non curate.
“Non avevate detto che era stata la signorina uhm” e rilesse il nome sulla cartelletta. “Ainsworth, che era stata lei a a trovare la signorina McFayden?”
Nigel rimase qualche secondo a bocca aperta. Non era il suo forte inventare spiegazioni plausibili, soprattutto non dopo un viaggio di 817 anni nel tempo.
“Beh, sì. L’ha trovata la mia collega. Ecco io, io… ho le chiavi di casa e sono entrato col caffè. Faith, cioè la signorina Ainsworth, stava chiamando l’ambulanza.”
“E come mai non è qui con voi?”
Bella domanda, dottorino fastidioso. Non poteva rispondergli che al momento la sua collega stava facendo uno studio approfondito su Allan A Dale direttamente nel 1193.
“Intervista. BBC. Comprenderete che non poteva annullarla. Ovviamente era a pezzi.”
“Ovviamente. Mmm. Ho capito. Bene, inoltrerò le informazioni alla polizia.”
“Come… alla… alla polizia?!”
Il medico lo fissò, serio in volto. “La signorina McFayden è stata violentata e derubata. La procedura standard prevede la denuncia alle autorità.”
“Certo, certo. Certo! Ha ragione. Mi scusi, sono ancora un po’ scosso” ammise, ridendo nervosamente. Il medico sorrise appena, gli porse la mano e, dopo avergli chiesto di attendere vicino alla stanza di Claudia, si allontanò a passo veloce lungo il corridoio.

 

“Hanno detto che potrò uscire domani, sempre se la febbre scende. Il dottore dice che l’infezione guarirà in fretta ma che per questi lividi ci vorrà tempo.”
Claudia osservava i palazzi fuori dalla finestra dell’ospedale. Non riusciva ancora a muoversi dal letto, ma almeno poteva stare seduta senza che la testa le girasse troppo. Era come ipnotizzata dalla vita cittadina al di là del vetro.
“Mi hanno dato da mangiare riso bianco, patate lesse e mela cotta. Non avrei mai pensato che sarebbero stati così buoni!” e rise. Nella cartella clinica era stato segnato anche un principio di malnutrizione che Claudia, non appena in grado di parlare, aveva giustificato con una dieta poco intelligente iniziata la settimana prima. “Solo non dirlo a Much. Non vorrei si offendesse.”
Nigel sorrise. Si avvicinò alla finestra e si mise a fissare distratto il traffico dell’ora di pranzo.
“Non ti fa strano?” chiese Claudia. “Dopotutto, siamo stati via solo una settimana. Eppure… eppure mi sembra siano passati anni.”
“Otto secoli per l’esattezza” la corresse Nigel, ed entrami risero della strana situazione.

 

“Devi tornare. Faith e Martine hanno bisogno di te.”
“Non ti lascio fino a quando non ti sarai messa in forze” le promise, avvicinandosi al letto.
“No, Nigel. Starò bene. Ho bisogno di stare un po’ da sola. Riflettere su quello che è successo e decidere cosa fare della mia vita. Quest’esperienza mi ha insegnato che in ogni momento qualcosa può andare storto e che non ci si può fossilizzare su certe idee… o paure. Bisogna credere nei propri sogni e vivere la vita come se non ci fosse un domani.”
“Non ti sembra di esagerare, di affrettare le cose? Non prendere decisioni in questo momento.”
“Invece è proprio questo il momento giusto! Sono a pezzi, distrutta, ferita, con il cuore e l’animo disintegrati. Ma sento un’immensa voglia di vivere, di uscire e spaccare il mondo! Sento che è il momento di rinascere, di scoprire una nuova me stessa. Più forte e più consapevole del bene e del male che la vita ci offre.” Claudia aveva gli occhi lucidi, ma un sorriso le illuminava il volto. Allungò una mano e strinse quella di Nigel, lasciandolo sorpreso.
“Starò bene. Te lo prometto. Torna da Faith e Martine.”
Nigel la fissò a lungo. Avevano tutto il tempo del mondo. Anche se avesse atteso un giorno, un mese o un anno, bastava impostare la data nel furgone e tornare nel passato. Avrebbe trovato Faith ed Allan in quella stessa radura dove poche ore prima di erano detti addio. Non aveva fretta di lasciare Claudia. Lei aveva bisogno del suo aiuto, qualsiasi cosa la ragazza pensasse in quel momento. E non l’avrebbe abbandonata.
Le sorrise, accarezzandole dolcemente la mano. “Passo a casa di Faith a recuperare le tue cose. Torno tra qualche ora.”

 

Le valigie erano accanto al letto, ancora chiuse dalla combinazione. Claudia non aveva avuto tempo e modo di portare via nulla, esattamente come tutti gli altri. Le istruzioni di Doc erano state chiare: niente oggetti moderni nello zaino.
“Sì ma un tablet, un portatile e due iPhone sì però” mugugnò, mentre spostava i pesanti bagagli vicino alla porta. L’occhio cadde sulla lucina lampeggiante della segreteria: tre messaggi.
Beh, li ascolto e poi riferisco. Prese il blocco accanto al telefono e, penna alla mano, schiacciò il pulsante.

BIP. MESSAGGIO UNO – Ciao Feffina, sono la Penny! Lo so, lo so. Te lo riporto, promesso! E’ che mia mamma s’è innamorata di Jack e Stephen, e non fa altro che guardarlo! Domani sei libera? Mandami tu un messaggio, forse il tuo cell non prende da dentro le buche dove ti diverti a scavare! Ciao bella! – BIP. MESSAGGIO UNO ASCOLTATO.

Nigel sghignazzò al sentire il nomignolo Feffina. Lo sottolineò tre volte, mandando a mente di chiamare Faith in quel modo non appena l’avesse vista. Era sicuro l’avrebbe fatta andare su tutte le furie.

BIP. MESSAGGIO DUE. Ciao Faith, sono Donna. Ha chiamato di nuovo il professor Hughes. Dice che, se non gli mandi il rapporto sullo scavo C, avrà problemi con i finanziamenti. Appena puoi chiamami. Pensavo venissi a lavoro oggi, c’era il settore D da esaminare e quelli del museo son passati a chiedere se il truccabimbi è confermato. Non trovo nemmeno Nigel. Chiamami. – BIP. MESSAGGIO DUE ASCOLTATO.

Nigel mise pausa cliccando sul tastino della segreteria. Cercò nel proprio zaino e controllò nell’agenda. Era ridotta ad un ammasso di fogli umidicci e frastagliati per colpa di tutta la pioggia e le disavventure incontrate nel passato. Non avrebbe mai potuto lasciarla a casa: era l’unica cosa che poteva ricordargli chi era in realtà e cosa lo aspettava una volta tornato nel futuro. La sfogliò con molta cura, cercando di non strappare le piccole pagine. Le scritte stavano sbiadendo ma si vedeva chiaramente che il 18 luglio era stato cerchiato da ben tre diversi colori, seguito a lato da un aiutare Faith a caratteri cubitali: la data della cerimonia di presentazione della tomba.
Esattamente come ricordavo. Fece scorrere il dito sul foglio e lo puntò sul 21 luglio: una scrittura con semplice penna a sfera recitava inizio lavori LAB. Nigel annuì. Lo scavo sarebbe rimasto chiuso e sigillato fino a domani.
“Perchè Donna ha chiamato?”
Cercò il cellulare. Prima di partire lo aveva lasciato nella tasca della giacca, che ora stava appoggiata su una delle sedie della cucina. Era ancora acceso, la batteria quasi completamente carica. “Certo, è ovvio. Siamo stati via solo poche ore.”
Rise tra sé, mentre cercava il numero di Donna nella rubrica. Dopo pochi secondi la ragazza rispose.
“Eh sì, ciao Donna. Sono Nigel. Sono a casa di Faith, ho ascoltato la segreteria e mi chiedevo che problemi ci fossero.”
“Ciao Nigel. A casa di Faith, wow! Ecco perchè non siete a lavoro oggi, birbante di un malandrino! Ma potevi avvisarmi, sai che tifo per te!”
“Grazie, grazie. Ma perchè dovremmo essere a lavoro? Lo scavo è chiuso, i lavori in laboratorio iniziano domani.”
“Per laboratorio ti riferisci al truccabimbi? Allora è fissato per domani? Perchè bisogna richiamare il museo”
“Truccabimbi? No, aspetta. Non ne so nulla. Senti Eric per quello. Domani iniziano le analisi in laboratorio della lapide e della tomba.”
Silenzio dall’altro capo se non qualche disturbo nella ricezione.
“Quale tomba?”
“Come quale tomba? Donna! Ti sei finita quello che rimaneva dello champagne della cerimonia?” Nigel si mise a ridere, anche se una strana sensazione lo stava prendendo alla bocca dello stomaco.
“Cerimonia? Champagne? Nigel, prenditi un beeel caffè, sveglia la dolce e soave Faith e venite subito qui. Il professor Hughes ha richiamato altre due volte. Stavolta sembrava davvero arrabbiato.”
“Scusa, ma perchè?!” Nigel si appoggiò al muro della cucina, le gambe che cominciavano a cedere. Non voleva pensare al peggio. Non doveva. Non poteva essere…
“Come perchè? Il solito. Dopo un anno stiamo esaurendo i finanziamenti, non abbiamo trovato nulla, siamo dei fannulloni blablabla! Senti, fatti anche una bella doccia fredda, vecchio mio. Ti ha proprio distrutto, hehehe! Ora scappo, stavamo sistemando il reticolo nel settore D. A dopo!” e chiuse la telefonata.
Nigel rimase immobile a fissare il vuoto per qualche secondo, prima di appoggiare il cellulare sul tavolo. Si passò le mani tra i capelli, lasciandosi cadere a terra.
“Merda. Merda merda merda merda merda!”

 

Lo vide arrivare il sella ad una bici mezza scassata. I capelli erano ancora più sparati in aria dell’ultima volta che l’aveva visto, ma niente in confronto allo sguardo allucinato che lo fissava già dall’inizio della strada.
“Mi sa che è successo qualcosa” esordì Nigel, mentre l’uomo appoggiava a terra la bici.
“Shhhhhhhhhh entriamo subito in casa. Presto!”
Lo scienziato lo precedette correndo e, appena dentro, serrò le imposte alle finestre. Poi accese una candela, si guardò intorno e si sedette sul divano attendendo spiegazioni.
“Allora… ehm… da dove cominciare…” balbettò Nigel, sedendosi a sua volta e non sapendo bene cosa dire.
“Dove sono gli altri? Perchè ci sei solo tu?”
“Oh no no, non ci sono solo io. C’è anche Claudia. Ma è… all’ospedale.”
“All’ospedale?!” esclamò lo scienziato, lo sguardo ancora più stralunato.
“Beh sì, ma sta bene. E’ stata aggredita da una guardia dello sceriffo. La locandiera credeva che Faith fosse in camera, ma invece era Claudia. E siccome Dollie era gelosa di Faith perchè le aveva rubato Allan, ha mandato Dick nella nostra stanza. Ah Dollie è la locandiera. E Dick la guardia dello sceriffo. O meglio, credo sia un sottoposto di Allan. Allan a Dale, il fuorilegge. Solo che adesso non lo è perchè lavora per lo sceriffo. Anzi no, aspetta. Credo sia un sottoposto di Guy di Gisborne. Ma forse Robin lo farà tornare nella gang. Dove ero rimasto? Ah già. Dick è salito in camera e ha… violentato Claudia.”
Nigel dovette fare una breve pausa per contenere la rabbia, ma riprese subito dopo un bel respiro spiegando che “abbiamo sistemato tutto. Beh, Allan ha sistemato tutto. Noi eravamo con Robin Hood a tentare di salvare Martine dalle grinfie di Gisborne. Perchè pare lo sceriffo la ritenga una spia di Re Riccardo e quindi la fa scortare a York per non sappiamo bene quale motivo. Comunque quando sono salito in camera Dick era morto stecchito. Caffè?” chiese, sorridendo e alzandosi dal divano.
“CHE COSA AVETE FATTO!!!” urlò lo scienziato, mettendosi le mani nei capelli. “Vi avevo detto di non alterare la storia e voi avete ucciso un uomo?!?! Grande Giove, questa cosa è ancora più grave di quanto mi aspettassi” e corse via.
“Doc, Doc! Aspetta!” lo rincorse, ma si ritrovò a parlare con una porta aperta sul cortile.

 

“Non dovevo lasciarvi andare. La macchina del tempo è mia e dovevo portare a termine la missione da solo!”
“Beh non mi sembra sia successo nulla di male” borbottò Nigel, osservando lo scienziato armeggiare con il portellone del furgone. Doc lo fissò con uno sguardo talmente sconvolto che poco mancava gli uscissero raggi laser dalle orbite.
“NIENTE DI MALE?! Oh mio caro ragazzo, i danni spaziotemporali che avete causato potrebbero essere un problema ben maggiore rispetto ad Imhotep ed alla sua daga. Grande Giove… catastrofi temporali inimmaginabili” e così dicendo entro nel furgone, mettendosi a sedere su una delle poltroncine e smanettando sulla console. “Entra, ci manca solo che la vicina ci senta parlare di viaggi nel tempo”. Nigel inciampò per la fretta di entrare, mentre lo scienziato chiudeva il portellone, azionando il meccanismo di sicurezza.
“Doc, credi che Faith e Martine siano in pericolo?” chiese, ora seriamente preoccupato.
“Non solo loro, purtroppo. Tutto il continuum spaziotemporale potrebbe andare in frantumi travolgendo l’intero universo, e questo se vogliamo essere ottimisti.”
“Alla faccia dell’ottimismo” esclamò il ragazzo, lasciandosi cadere sul pavimento del furgone.
“Bisogna solo sperare che questo Dick che avete ucciso non fosse in qualche modo direttamente collegato a qualche evento di rilevanza storica.”
“Doc, ma se tornassimo indietro nel tempo di qualche ora. Se tornassimo indietro a questa mattina, quando siamo partiti. Potremmo avvisarci ed impedire tutto quello che abbiamo combinato nel passato. Anzi, potremmo non partire affatto! Così Claudia non verrebbe violentata e Dick sarebbe ancora in vita. Sempre nel passato.”
“Mio caro ragazzo, si vede che non te ne intendi di teorie sul continuum. Se tornassimo indietro incontreremmo noi stessi, creando un caos spaziotempo dimensionale che potrebbe ..”
“… frantumare l’intero universo. Ok, ho capito” sbuffò Nigel.
“E questo se siamo ottimisti.”

 

Doc parlava sottovoce ormai da più di mezz’ora. Prendeva appunti sul computer nella console del furgone e Nigel riconosceva a malapena qualche numero nelle contorte formule matematiche.
Avrebbe volentieri bevuto una tazza di caffè ma temeva che allontanarsi dallo scienziato lo avrebbe distratto dai suoi calcoli. Inoltre, non voleva compiere altri danni al continuum. Per quel poco che aveva capito con il suo modesto cervello da studioso, il presente nel quale si trovava poteva implodere da un istante all’altro. Era come se si trovasse in una bolla dimensionale, una specie di barriera spazio temporale che poteva risucchiarlo in questa nuova realtà da un momento all’altro.
Era demoralizzato e voleva raggiungere Claudia al più presto.
“Ripetimi quello che è successo da quando siete tornati in questo presente. Non tralasciare nulla.”
Doc s’era girato e lo fissava attento.
“Dunque, ho parcheggiato qui il furgone, siamo saliti in casa e ho chiamato l’ambulanza. Hanno visitato Claudia e dopo qualche ora sono tornato qui. Ho ascoltato la segreteria e ho telefonato a Donna, una delle studentesse che lavorano con Faith allo scavo. Fin qui tutto normale, niente di anomalo. Tranne che la tomba di Allan A Dale non è stata scoperta.”
“Mmm mmm. E questo Allan A Dale ha avuto rapporti con voi nel passato?”
“Anche piuttosto intimi, direi. Faith ci è andata a letto” ammise Nigel, sospirando.
“Maledizione!!! Ma cosa vi è passato per la testa?! Siete stati quanto… sette giorni nel passato?”
“Hey non lo dire a me! Sono rimasto sconvolto quanto te dalla notizia. Ero innamorato di Faith, come credi mi sia sentito?”
“In questo momento mi interessa sapere cosa provano Faith ed Allan l’uno per l’altra. La vostra interazione con il fuorilegge potrebbe aver causato la distorsione temporale che hai sperimentato tu stesso. Se non esiste alcuna tomba in questo presente, vuol dire che Allan non è morto nel passato! Almeno, non come sarebbe dovuto morire!”
“Oh…” esclamò Nigel. “E questo potrebbe mandare in frantumi l’universo? Mi pare un tantino esagerato.”
“Credi io esageri? Guarda qua” e con una piccola chiave aprì uno sportello accanto alla console. Rovistò alla cieca e ne tirò fuori una piccola foto, contornata da una sottile cornice di nero laccata. “Qui dentro tengo tutto quello che sarebbe troppo rischioso lasciare fuori dalla macchina del tempo. Nessuno dovrebbe conoscere il proprio futuro, ma ormai credo sia andato irreparabilmente perduto.”
Nigel la prese tra le mani e rimase sconvolto.
“Ma cosa diavolo… come… com’è possibile?”
La foto ritraeva un gruppo di persone sorridenti in mezzo ad un campo fiorito. Al centro stava una coppia sorridente di sposini e Nigel riconobbe Martine. Accanto a lei un uomo alto che non conosceva la stava baciando sulla guancia. Seduto su una sedie a rotelle, Doc lanciava in aria petali di rosa bianchi, mentre una Faith felice stringeva la mano a…
“Sono io. Questo sono io!” esclamò stupito, continuando a fissare la foto.
“Tra cinque anni. State per sposarvi, le chiederai la mano proprio quella sera. Ma non noti nulla di strano?”
“A parte che ci sposeremo? Wow! Io e Faith, marito e moglie, insieme per sempre… mia moglie” continuava ad esclamare emozionato, senza staccare gli occhi dalla foto. Sembravano più adulti con quei vestiti, soprattutto Faith con quel taglio corto di capelli. “Peccato la foto sia un po’ fuori fuoco, non vedo bene lo sposo di Martine. Il fotografo doveva avere una macchinetta scadente.”
“Non è colpa del fotografo. Quel futuro sta svanendo, mio caro ragazzo.”
“Come scusa?” chiese sconvolto, smettendo di fissare la foto per la prima volta.
“Quel futuro non esiste più. Ciò che avete combinato nel passato ha effetti su qualsiasi cosa sarebbe potuta accadere. E lentamente anche questo presente cadrà, e con esso tutto ciò accaduto fino al 26 marzo 1193, quando voi siete comparsi nella foresta di Sherwood. Tra qualche ora tu ed io potremmo non esistere più, e la macchina del tempo con tutto il suo potenziale sparirebbe nel continuum.”
Nigel lo fissava ad occhi sgranati. Ci mise qualche secondo prima di esplodere.
“E tutto questo perchè Faith è andata a letto con Allan?! Ma io torno indietro nel tempo e lo uccido! Così vediamo se la lapide non ricompare!”
“Calma ragazzo, non prendiamo decisioni drastiche. Possiamo risolvere tutto ragionando col cervello piuttosto che col cuore” e gli sorrise. Nigel non si sentiva rassicurato.
“Ho fatto alcuni calcoli e credo si possa salvare il salvabile. Ma dobbiamo agire in fretta perchè non ti ho ancora detto la parte peggiore.”
“Stai scherzando, vero? Cosa potrebbe esserci di peggio del mio mancato matrimonio con Faith? Oltre al collasso del continuum, sia chiaro” aggiunse, esasperato.
“Il vostro interagire in maniera profonda col passato potrebbe… anzi, che dico? Ne sono certo! Queste modifiche al passato hanno sicuramente mutato la data e la localizzazione del pezzo della daga.”
“No. Ti prego. E come sarebbe possibile?”
“Ricordami ancora una volta il luogo esatto dove siete arrivati e chi avete incontrato.”
Nigel sbuffò. Dopo la quarta volta che ripeteva sempre le stesse cose, ormai anche il furgone sapeva vita, morte e miracoli delle loro disavventure. Doc lo aveva ascoltato sempre dandogli le spalle, smanettando con quel suo computer e parlando tra sé e sé. Questa volta lo stava fissando, le mani che giocherellavano con una matita tutta smangiucchiata.
“Allooora… il furgone si è materializzato nella foresta di Sherwood, non molto distante dal castello. Le prime persone che abbiamo incontrato sono state le guardie dello sceriffo. Abbiamo cantato. Siamo andati al castello. Ci hanno…”
“Ricordi le facce delle guardie?” Lo scienziato interruppe bruscamente Nigel e la sua annoiata, ennesima spiegazione degli eventi.
“Mmm no, non ci ho fatto molto caso. Pensandoci meglio, quello più basso aveva la mano fasciata, l’altro sembrava molto giovane, ma portavano tutti un elmo in testa con delle assurde piume gialle e… oh porco cazzo!”
“Ragazzo, moderiamo i termini!” lo ammonì Doc.
“Dick! C’era Dick con Allan! Aspetta… aspetta! Adesso che ci penso, quel verme bastardo l’ho visto anche a castello durante il banchetto! No, non è possibile. Non può essere. Tu credi che… oh ma è follia pura! Tu credi che… no, no. No. Martine ha detto che il pezzo della daga era nel dente dello sceriffo!”
“Ne sei sicuro? Dal tuo racconto dei fatti quel dente è andato perso prima che Martine recuperasse il GreenId da Faith.”
“Oh cazzo… cazzo! Scusa lo shock ma no, non posso crederci. Perchè uno come Dick dovrebbe avere un pezzo della daga? Come fai ad esserne sicuro?”
“Ragiona con me. Il GreenId è un localizzatore che permette di trasportarsi nel luogo dove teoricamente dovrebbe trovarsi il pezzo della daga. Vi siete materializzati nella foresta di Sherwood e le prime persone che avete incontrato sono state Allan e le guardie. Compreso Dick.”
“E perchè non Allan? Potrebbe averlo Allan! O un’altra delle guardie! Ti prego, dimmi che ce l’ha Allan. Così torno, gli prendo il pezzo e lo uccido.”
“Certo, potrebbe essere. Se non fosse che ho trovato questo” e puntò la matita sullo schermo. Doc gli stava indicando un testo, su di una pagina web con uno sfondo che ricordava una pergamena antica. Il titolo dell’articolo in questione era 1193-1216: I Segreti del Regno di Giovanni Plantageneto. Nigel si mise in piedi di scatto e tirò fuori gli occhiali. Lesse rapidamente, ansioso di arrivare alla parte che lo coinvolgeva in prima persona.

Una volta destituito Guglielmo di Longchamp detto Il Maresciallo, Giovanni Senza Terra rinsaldò i legami con i nobili d’Inghilterra attraverso una serie di patti di alleanza. Il principe prometteva terre in cambio di donazioni alla sua causa. Le tasse furono aumentate, fomentando rivolte ed accrescendo la popolarità del fuorilegge Robin Hood, attivo sostenitore della regalità di Riccardo. Nella primavera del 1193 le casse di York ricevettero ingenti somme di denaro dalle città vicine, anche se fu Nottingham a contribuire maggiormente alla salita al trono del principe Giovanni, grazie all’aiuto di una setta rimasta segreta per molti anni: I Cavalieri Neri. A nulla servirono le eroiche gesta di Robin Hood e la sua banda di fuorilegge, uccisi da un terribile incendio scoppiato poco distante dalla città di York proprio mentre tentavano di impedire l’afflusso di denaro dai paesi vicini. Infine con la morte di Richard Hayes, la giovane spia di Guglielmo Il Maresciallo, che tutte le speranze andarono in fumo e Riccardo Cuor di Leone morì nelle prigioni di Leopoldo V.

“Richard Hayes. Spia e sicario di Guglielmo il Maresciallo. Impedì che Giovanni ricevesse il favore dei nobili, informò Riccardo del tradimento… ma questo testo è sbagliato!”
Nigel stava rileggendo con attenzione, controllando le fonti citate a fine pagina.
“Chi ha pubblicato questa pagina ha fatto un lavoro terribile, per giunta nominando autori e documenti che dimostrano il contrario! Ne sono sicuro, ho riletto attentamente qualsiasi informazione circa il periodo di re Riccardo poco meno di un anno fa.”
“Quindi se provo a cliccare su Richard Hayes” e Doc passo col mouse sopra il nome. Pochi secondi dopo aver cliccato si aprì un’altra pagina, simile alla precedente ma con un titolo ed un’immagine che fecero sussultare Nigel.
“Richard “Dick” Hayes” lesse con un filo di voce, fissando paralizzato il dipinto che ritraeva un giovane pallido, con capelli neri come la pece e piccoli occhi scuri. La pagina descriveva la breve vita del giovane, dei suoi tristi natali come figlio bastardo di uno dei tanti nobili londinesi, un’infanzia di povertà che lo aveva portato dai furti agli omicidi quando aveva appena dodici anni.
“Ha avuto la fortuna di salvare la vita a Guglielmo il Maresciallo, evitandogli di soffocare mentre questi mangiava una susina. In realtà il ragazzo lo stava derubando, eppure Longchamp decise di usarlo per i propri comodi promettendogli salva la vita, in cambio di lavori poco puliti in nome di re Riccardo.”
“Non è mai stata una brava persona” continuò Nigel, smettendo di leggere e passandosi una mano tra i capelli. “Ha ammazzato in nome del re, ma è riuscito ad impedire che il principe Giovanni si impossessasse della corona inglese. Fu ucciso per impiccagione nel 1194, ovvero non appena il riscatto per la liberazione di Riccardo Cuor di Leone venne consegnato. Longchamp ed il re temevano ciò che quel giovane sapeva e quindi l’avevano messo subito a tacere.”
Anche nel furgone scese il silenzio, rotto solamente dal sibilo metallico della console e dalla matita di Doc che si agitava nelle sue mani.
“Su questo sito c’è scritto che è morto presumibilmente nella primavera del 1193, assassinato nei pressi di Nottingham.” lesse lo scienziato. Fissava lo schermo come ipnotizzato dal testo.
Nigel si tolse gli occhiali e si strofinò gli occhi. “Per caso non dice trafitto da una spada in una locanda dopo aver stuprato una giovane? Maledizione Doc… non può essere lui. E’ assurdo. Riderei se non ci fosse in ballo la fine del mondo.”
“Mio caro ragazzo, ho sperato fino all’ultimo momento di essermi sbagliato. Quando hai nominato questo Dick, ho inserito nel computer una serie di parole chiave e ho trovato le informazioni direttamente sul web.”
“Quindi abbiamo già cambiato la storia e tra poco ci disintegreremo in mille pezzettini nello spazio cosmico” esclamò Nigel, cominciando ad agitarsi e a sudare freddo.
“Calma, figliolo. C’è ancora tempo. Almeno credo. Fammi vedere la foto.”
Nello shock per la scoperta della vera identità dello stupratore di Claudia, Nigel aveva lasciato la cornice sul pavimento del furgone. La raccolse e rimase a fissarla in silenzio.
“Stanno sparendo tutti, vero?” gli chiese Doc, afferrando la foto dalle mani tremanti del ragazzo. I profili degli sposi e i loro invitati erano appena distinguibili dallo sfondo verdeggiante.
“Ti prego, dimmi cosa posso fare per sistemare tutto questo” chiese Nigel, scoraggiato.
“Purtroppo non è possibile riportare in vita Dick. So che potrebbe sembrare sensato tornare indietro nel tempo qualche istante prima del fattaccio per riparare il danno, ma ho fatto dei calcoli e il rischio di compromettere il continuum è davvero troppo alto. C’è un’unica soluzione al momento e bisogna sperare che tutto vada a buon fine.”
“Dimmi, ti prego. Cercherò di fare il possibile. Anzi, lo farò e basta.” Nigel sembrava risoluto. Dopotutto non aveva nulla da perdere e c’era in ballo molto più che la sua stessa vita.
“Devi tornare indietro nel tempo e riparare al danno che avete combinato. Richard Hayes, con tutti i suoi terribili difetti, ha pur sempre permesso a re Riccardo di smascherare i piani del fratello. Prendete il suo posto ed impedite il futuro che sta scritto qua sopra” e con la matita picchiettò sullo schermo.
Nigel annuì, sospirando e smangiucchiandosi l’unghia di un dito. Era d’accordo con quanto diceva Doc e non poteva fare altro che fidarsi dei suoi calcoli e delle sue parole. Ma tra il dire e il fare c’erano di mezzo uno sceriffo sadico e crudele, centinaia di guardie ben addestrate e barriere architettoniche difese da archi, balestre ed olio bollente. Fortunatamente non sarebbe stato solo.
“Spero solo Robin e la sua banda siano all’altezza della missione, altrimenti saremo punto e a capo.”
“Dovete farcela. Altrimenti questo sarà il futuro che ti aspetta.”
Nigel annuì, buttando l’occhio sulla foto che piano piano andava scomparendo. Ed un pensiero si fece largo nella sua mente.
“Doc… ma se anche noi fallissimo e questo diventasse il nostro nuovo futuro… perchè è così improbabile che questa foto possa essere scattata? C’è il rischio che… che Faith e Martine muoiano nel passato?”
Lo scienziato sospirò, sorridendogli amaramente. “Nessuno può prevedere il futuro, anche se in questo caso si tratta del passato. Conosci la teoria dell’effetto farfalla? Un minimo cambiamento può portare a grandi conseguenze. Avete già modificato per sempre la storia, quindi chi può dire cosa sia successo o cosa potrà accadere quando tornerai indietro nel tempo? Una cosa è certa: io sarò comunque diverso perchè sono ancora parte del continuum che voi state contribuendo a modificare con le vostre azioni.”
“Quindi se lascio Claudia in questo presente…” sussurrò Nigel, cominciando a comprendere la gravità della situazione.
“Non posso assicurarti niente. Potresti trovarla dove l’hai lasciata così come potresti non averla mai conosciuta. Nel caso più estremo Claudia non esisterà. Ma se i miei calcoli sono esatti e voi sistemato il danno che avete fatto, la tua amica sarà qui ad aspettarti.”
“Lo spero proprio…”

 

“Dunque riepiloghiamo. Torno indietro al 5 marzo, poco dopo aver lasciato Faith ed Allan nella foresta. Espongo il piano a Robin e… e poi boh, ci verrà in mente qualcosa.”
Nigel aveva la bocca piena di noccioline. Non mangiava da ore, anche se sembrava fosse a digiuno da mesi. Erano rientrati in casa per sistemare le ultime cose prima del viaggio. Mentre Nigel si faceva una doccia, Doc aveva aperto ogni singolo sportello della cucina, trovando solamente qualche sacchetto di patatine, dei biscotti e una scatola di noccioline tostate. Aveva versato tutto in una ciotola e si era diretto in salotto, dove ora stavano entrambi seduti reggendo una birra fresca in mano.
“Esatto. Aspetta… no! No! Devi esaminare il corpo di Dick!”
“Ma certo, il pezzo della daga!” esclamò il ragazzo, sputando frammenti di noccioline ovunque. “Me ne ero completamente dimenticato! Ok, quindi torno nel passato, parlo con Faith e gli altri, controlliamo Dick e… cazzo!”
“Ragazzo, dovresti davvero moderare il linguaggio. Mi stupisco che uno studioso come te si lasci andare in esclamazioni così colorite.”
“Dick è stato sepolto da Jack! Rischiamo di dover setacciare l’intera foresta di Sherwood! Mi serve Jack, quindi prima vado a York.”

 

La telefonata fu breve, anche se ogni parola pesava sul cuore di Nigel.
La voce di Claudia era gentile come sempre, e sembrava davvero stare meglio.
“Tranquillo Nigel” aveva risposto per rassicurarlo. “Puoi passare domani, immagino tu sia davvero stanco. Riposa pure, le mie cose possono aspettare. Non c’è alcuna fretta. Abbiamo tutto il tempo del mondo, no?”
Non le aveva detto nulla. Sicuramente si sarebbe agitata e avrebbe chiesto di tornare nel passato pur di aiutare i suoi amici. Nigel non lo avrebbe permesso, ovviamente. Sebbene la paura di non rivederla mai più lo spaventasse tantissimo, sapeva che era giusto così.
Si rimise lo zaino in spalla e raggiunse Doc nel furgone.

 

“Ho inserito le coordinate nella console. La macchina del tempo ti porterà al 6 marzo 1193, più precisamente alle ore 6 del mattino. Ricordi come far scomparire il furgone?”
Nigel annuì, ripetendo la procedura imparata a memoria pochi minuti prima. Doc sorrise soddisfatto, mentre scendeva dal veicolo.
“Non fate altri danni alla storia, non ammazzate, non fatevi coinvolgere. Recuperate il pezzo della daga e tornate tutti sani e salvi. Se andrà tutto bene io sarò qui a aspettarvi con la cena.”
Nigel gli porse la mano, che lo scienziato afferrò e strinse saldamente, prima di avvicinarsi ed abbracciarlo. “Mi raccomando. Tutto dipende da te.”
“Doc, sicuro di non voler venire?” gli chiese, mentre sedeva sul posto di guida e si allacciava la cintura. Lo scienziato alzò le mani.
“La mia età non lo permette, sarei solo d’intralcio. No, meglio che io rimanga qui. Ora però vai: hai un lungo viaggio davanti a te! Ho controllato la situazione del traffico e dovresti impiegare un paio d’ore a raggiungere York. Le coordinate di latitudine e longitudine sono già impostate. Dove oggi sorge il parco di Knavesmire una volta c’erano solo alberi e paludi. Nascondi il furgone, segui il fiume verso Nord e arriverai a York. Trova Jack e andate subito a Nottingham.”
“Non credo sarà difficile trovarlo. E’ un personaggio che non passa inosservato” sorrise Nigel, mentre Doc chiudeva lo sportello del furgone.
“Buon viaggio, ragazzo. Abbi cura di te e delle ragazze.”
“Tranquillo. Ci vediamo tra qualche ora” e avviò il motore.

 

 

Data di pubblicazione: 12 maggio 2015
Sito: Dagger.Forumfree.It

 

 

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