DAGGER: CAPITOLO 5.2

 

Dopo un’intera giornata di pioggia in cui non avevano potuto far altro che star chiusi tra le pareti del rifugio ad affilare armi, a chiacchierare ed ammazzare il tempo, a fare progetti per il viaggio e per la loro missione, preoccuparsi e chiedersi dove fosse Martine a farsi spiegare le tattiche di battaglia, la lotta contro lo sceriffo e l’esistenza dei cavalieri neri, finalmente, a notte inoltrata il tempo sembrò concedere una tregua.
Il vento aveva ululato per gran parte delle ore più buie della notte tra le poche fessure sconnesse del covo, ma ora in quel breve momento che precedeva l’alba, sembrava essersi finalmente acquietato lasciando Faith nel silenzio con i suoi pensieri turbati.
Sapeva che c’erano molte cose da fare, ed in fretta, ma era perplessa sul come metterle in pratica.
Si mise a sedere sul suo giaciglio e decise che sarebbe uscita nell’aria pungente del mattino per schiarirsi le idee. Si guardò intorno e non si stupì nel trovare, nella casa di un gruppo di uomini, poco lontano dalla portata del suo braccio quello che stava cercando. Ne aveva abbastanza di quegli stupidi abiti, ne aveva abbastanza della gonna ampia con strascico e del busto, voleva solo una maglietta comoda ed un paio di pantaloni.
Si spogliò lentamente cercando di non fare rumore ed altrettanto silenziosamente infilò calzamaglia, camicione, brache e giaccone di pelle. Provò qualche movimento, finalmente a proprio agio e soddisfatta della soluzione trovata si buttò sulle spalle il suo mantello da hobbit, prese un arco e delle frecce appoggiate alla parete accanto all’ingresso e uscì nel primo chiarore dell’alba.
Si diresse alla piccola spianata dove aveva fatto pratica di combattimento con Robin e si preparò ad esercitarsi con l’arco. Si era divertita a provare le tecniche di lotta corpo a corpo che le avevano proposto i fuorilegge, ma si era anche resa conto che sarebbe stato meglio, come d’altronde le aveva consigliato lo stesso Robin, usarle come ultimissima risorsa. Per il resto sarebbe stato il caso di utilizzare un qualsiasi metodo -difensivo o offensivo- a distanza.
Il piccolo campo in cui si era rifugiata si colorò improvvisamente di un rosa intenso che proveniva da una fonte alle spalle della ragazza.
Faith si voltò e si trovò a fissare l’alba. Si sedette su un masso poco distante e rimase per diversi minuti a contemplare quello straordinario spettacolo della natura. Una nuova esperienza che le aveva regalato quel suo viaggio nel tempo. Nella sua epoca, a casa, presa dagli impegni e dalle scadenze, dal ritmo di vita serrato, la vista preclusa dai caseggiati e dai palazzi, non aveva mai visto una vera alba. Era uno spettacolo emozionante e silenzioso, intimo.
Poi gli uccelli ricominciarono a cantare, il sole si levò tornando al suo colore dorato e la magia era spezzata. Si rimise all’opera.

 

Si esercitò per quasi un’ora usufruendo di tutta testardaggine e la precisione per cui era famosa agli scavi e quando venne raggiunta da Nigel aveva affinato la sua tecnica abbastanza da colpire ad ogni tiro a meno di cinque centimetri dal centro del bersaglio. Tutto quello che le era servito era un po’ di esercizio in solitaria, senza sentirsi giudicata o osservata.
“Non riuscivo a dormire” gli disse incoccando una nuova freccia e prendendo un profondo respiro.
“Neppure io” rispose il giovane avvicinandosi all’amica che scoccava con studiata lentezza. Un centro quasi perfetto.
“A quanto pare l’insonnia ti fa bene” aggiunse poi.
“Dobbiamo riportarla a casa, Nigel” disse Faith come se stesse continuando un discorso già cominciato tra loro.
“Il più presto possibile” rispose semplicemente il ragazzo. Nessuno dei due però sembrava pronto ad affrontare quel discorso a livello pratico.
“Sai, oggi per la prima volta, ho visto davvero la magia di un’alba” disse Faith, spezzando la tensione con un sorriso. E poi tornando seria: “Ci ho riflettuto a lungo, Nigel. Dobbiamo riportare Claudia a casa, e di corsa. Per lei e anche per noi” aggiunse “siamo capitati in un gioco più grande di noi e non possiamo permetterci di essere ancor più deboli.”
“Cosa proponi?” Chiese il giovane ricercatore con prontezza.
Faith lo fissò per qualche istante, in un attimo si era resa conto che qualcosa in Nigel era mutato, sembrava più risoluto, più deciso, più reattivo, sembrava che parte della sua ingenuità fosse sparita, e se ne dispiacque.
“Di usare il furgone. Portarla a casa e poi tornare in questa epoca”
“Ma non possiamo lasciare Martine da sola in questo posto… già non abbiamo idea di dove sia, se tornasse e per qualche motivo non ci trovasse? È troppo rischioso!”
“Non ho alcuna intenzione di lasciare qui Martine da sola… sarai solo tu a riaccompagnare a casa Claudia e non provare a dirmi che dovrei essere io ad andare” aggiunse vedendo che Nigel stava per protestare “sappiamo entrambi che ai fini della missione sono più utile io qui, sono certa che Allan ti aiuterebbe se ce ne fosse bisogno, ma nel mio caso ho la speranza che si impegnerebbe ancora di più…”
“Non posso darti torto” ammise Nigel, poi con la preoccupazione che montava “ma devi tener conto dei problemi che potrebbero presentarsi. Se una qualsiasi cosa andasse storta? Hai pensato a questa eventualità? Se tu e Martine rimaneste bloccate in questa epoca?
“Beh dopotutto, meglio noi due che tu e Claudia, non trovi?”
“No”
“Eppure dobbiamo agire ed in fretta, che altro potremmo fare?”
Nigel annaspò per qualche secondo alla ricerca di una soluzione che potesse risolvere tutti i loro problemi ma non la trovò. Si limitò a sospirare appurando la propria sconfitta.
“Pensavo che dovreste partire oggi stesso. Il GreenId non ti serve, sai esattamente che date inserire sia tornando nel futuro, sia per raggiungerci qui. Io ho l’i-Phone che è ciò di cui abbiamo bisogno per recuperare il furgone. Insieme ad Allan” Nigel la fissò perplesso.
“È l’unico in grado di riportarci al luogo dove ci ha trovati la prima mattina, abbiamo bisogno di lui. Sarà più facile che cercare di far funzionare i marchingegni di Doc. È il momento che io torni al castello”
“E pensi che sia il caso di avventurartici da sola?” chiese una voce calda alle loro spalle.
Robin Hood, che aveva per caso captato l’ultima frase della ragazza, li fissava divertito “Ti ci accompagniamo io e Much, dobbiamo comunque fare una veloce incursione oggi, uno dei nostri piccoli informatori ci ha lasciato un messaggio tra gli alberi, abbiamo un appuntamento con dei cavalieri neri” e poi con un ghigno furbetto “mi piace il tuo nuovo look”.
“Questo è il suo look normale a dire il vero” aggiunse Nigel per darsi un tono provocando in Robin una smorfia incredula che fece scoppiare a ridere Faith e Nigel.
“Vado ad informare Claudia del nostro piano” si congedò la ragazza.
“Ci sono ancora molte cose di lei che non comprendi Signor Hood” disse Nigel al fuorilegge, mentre con lui si avvicinava al bersaglio che Faith aveva riempito di frecce “forse in qualche modo Faith ha ragione, Allan ha colto qualcosa di lei che a te è sfuggita…”
Robin rimase solo a fissare le frecce conficcate nel tronco di una grande quercia, tutte a pochi centimetri l’una dall’altra. Non aveva mai visto nessuno imparare così in fretta, nessuno con un talento innato simile.
Com’era prevedibile il piano non piacque per nulla a Claudia ma non aveva né la forza né la mancanza di buon senso per opporsi alle decisioni degli amici, si rendeva conto che quello che le era capitato l’avrebbe segnata per sempre e voleva solo tornare a casa da sua madre, e il fatto che avrebbe potuto solo essere un peso per i suoi compagni debole com’era la convinse ad accettare.
“Sarà pericoloso tornare in città, potrebbero riconoscerti…” disse Claudia all’amica con dolcezza “potrei fare un’ultima cosa per aiutarvi, prima di tornare a casa”.
Claudia descrisse all’amica una pianta con delle bacche e dei fiori particolari che aveva visto quando si erano avvicinati la prima volta al rifugio e la pregò di portargliene quanto più possibile.
Mentre gli uomini si affaccendavano dentro e fuori preparandosi alla visita in città, Faith osservò Claudia chiedere a Much un mortaio in cui tritò finemente foglie e bacche e infine aggiunse lentamente dell’acqua che aveva fato scaldare sulla fiamma creando un impiastro fangoso che emanava un forte odore di fieno.
“Togli la giacca e la camicia e sciogli i capelli Faith” disse infine Claudia rivolgendosi all’amica, tutti si voltarono guardandole interdetti “fidati di me.”
La ragazza fece come le era stato chiesto e Claudia cominciò lentamente a lavorare sui lunghi capelli castano chiaro dell’amica, una ciocca alla volta ricoprendoli con quel fango odoroso. Terminata l’operazione coprì le spalle della ragazza con una coperta, la fece accomodare più vicina possibile al fuoco e le disse che doveva stare ferma fino al suo contrordine. Un’ora dopo i due fuorilegge e Nigel erano pronti per muoversi verso Nottingham ed attendevano che Faith venisse liberata. Finalmente Claudia si mosse e presa dell’altra acqua che aveva messo a scaldare si alzò dal suo giaciglio e lentamente la condusse fuori tenendola per mano.
Quando Faith tornò all’interno del rifugio la fissarono tutti meravigliati. Ora i suoi capelli erano di un bel rosso ramato profondo. Nessuno a prima vista avrebbe potuto riconoscerla al castello. Non vestita da uomo e con i capelli di un colore totalmente diverso.

 

Non aveva mai creduto che le incombenze di Guy fossero tali e tante da tenerlo così impegnato e da stancarlo e stressarlo a tal punto, si rendeva improvvisamente conto di quanto tutti loro avessero sempre enormemente sottovalutato Guy, di quanto la vita al rifugio fosse più facile e felice, anche con tutte le sue ristrettezze e si rattristò. Quella era un’occasione che aveva buttato via per sempre. Eppure questa nuova ragazza entrata nella sua vita gli faceva nascere nel petto un seme di speranza irragionevole. Oltre a tante cose che lo attiravano di lei, la cosa più sorprendente era che aveva cercato di metter pace tra lui e Robin, senza prendere le parti del magnifico Robin, facendo la mediatrice con totale disinteresse. Nessuno aveva mai fatto per lui qualcosa con totale disinteresse, e lui per nessuno. Ma questa nuova opportunità questo nuovo modo di vedere le cose del mondo lo elettrizzava.
Quella notte era rimasto sveglio a riflettere. Lei gli aveva mostrato la parte più delicata di se, le sue paure e lui le aveva promesso che sarebbe stato al suo fianco. Ma avrebbe potuto mantenere quella promessa? Avrebbe dovuto? Che ne sarebbe stato di lui una volta che quella giovane se ne fosse andata? Sarebbe mai riuscito a risanare i problemi con Robin? Sarebbe riuscito a vivere ancora mettendo a tacere la sua coscienza e lavorare per lo sceriffo? Avrebbe potuto chiederle di accompagnarla? Di prendere parte alla loro segreta missione ed aiutarli?
No, si conosceva troppo bene. Quando fosse venuto il momento non avrebbe fatto nulla di tutto questo. Non le avrebbe chiesto di rimanere, né di accompagnarla. L’avrebbe guardata partire, se questa fosse stata la sua decisone, senza dire nulla. Perché sapeva in cuor suo che l’abitudine è dura a morire e che avrebbe potuto finire per deluderla. Conoscerla era stato già uno sprone sufficiente a fargli decidere di cambiare vita, ma non avrebbe rischiato di rovinare la sua. Preferiva rischiare di ferirla ora, che mostrarle il peggio di se.
L’avrebbe aiutata, in ogni modo, ma si sarebbe più spinto oltre. In nessun modo.
Mai più.

 

“Ragazzi, io ho bisogno di trovare Allan. L’unico modo è dividerci. Voi andate alla caccia dei vostri cavalieri neri e ci ritroviamo qui. Chi arriva prima aspetta gli altri. Se qualcuno di noi dovesse metterci più di un’ora… ci vediamo al rifugio. Beh.. in qualche modo ci arriverò”
“O verremo a salvarti” precisò Robin con un sorriso.
“Non sono una damigella in difficoltà, sai?”
“Lo so” Le posò un bacio su una guancia e si avviò con Much all’ingresso del castello opposto a quello che avrebbe preso lei, schivando all’ultimo un passante avvolto il un largo mantello di velluto nero.

 

Il nobiluomo si muoveva con portamento autorevole attraversando a grandi passi il cortile antistante la scalinata del portone del castello, il lungo mantello nero avviluppato intorno al corpo e il cappuccio calato sugli occhi per proteggersi dal vento tagliente. Si avvicinò ad una delle guardie e con marcato accento del nord della contea proferì: “Devo vedere lo sceriffo. Immediatamente.”
“Mi dispiace vecchio, lo sceriffo non riceve mai nessuno”
“Vecchio?!? Soldato! Io sono uno dei Lord elettori di questa contea! Ti conviene portarmi dallo sceriffo e di corsa, stupido idiota!”
La guardia bofonchiò un “Scusi signore, certo signore” e fece segno al Lord di seguirlo.
“Sapessi quanti ne ho seppelliti come te in Terrasanta” pensò il nobile osservando avvilito la giovane età e la stoltezza della guardia.

 

In che razza di guaio mi sono cacciata, non ho la minima idea di dove cercare Allan! Certo conosco più o meno il castello dai miei studi, ma potrebbe essere ovunque! Cosa mi ha impedito di chiedere al Robin indicazioni? Stupido orgaglio! Ed ora che faccio?
Faith cominciava già a farsi prendere dal panico quando una giovane ragazza della servitù le attraversò la strada.
“Ehi, scusami, puoi aiutarmi? Sapresti dirmi dove posso trovare Allan A Dale?”
La ragazza arrossì guardandola e timidamente rispose “Non con certezza, signore”
Solo allora Faith ricordò che essere vestita da uomo non era proprio la regola all’epoca e che la ragazza l’aveva scambiata per un giovane, ed anche particolarmente gentile.
“Beh, dammi comunque un suggerimento, ho davvero bisogno di trovarlo! E possibilmente evitando lo sceriffo..” e le strizzò l’occhio
La ragazza reagì con un risolino imbarazzato e le indicò un paio di posti in cui a quell’ora il giovane scudiero avrebbe potuto trovarsi e Faith decise di cominciare dalle cucine.
“Ah, signore! Se ti capitasse di avere ancora bisogno di suggerimenti, chiedi di Gwen!”
“Sarà fatto!” le face un veloce baciamano e svanì lungo l’ampio corridoio.
Ma tu guarda che mi tocca fare per trovare quel tipo…Cavolo quanto mi mancano i cellulari!

 

“Signor Allan, vi stavo cercando, questo nobiluomo vuole un colloquio con lo sceriffo”
“Dovrà mettersi in fila temo…”
La giovane guardia si avvicinava a passi rapidi e nervosi lungo il corridoio che stava percorrendo Allan per dirigersi alle cucine. Il nobile avviluppato nel suo mantello nero lo seguiva in silenzio.
“Io dovrei tornare di guardia all’ingresso, signore..”
“Vai pure, qui ci penso io” poi rivolto al Lord “Seguitemi signore, posso chiedere nel frattempo cosa vi porta qui? Siete atteso dallo sceriffo?”
“Nient’affatto. Non ha la minima idea che io sia qui.. Anzi, non ha la minima idea che io sia vivo”
“Ahia…”
“Come prego?”
“E per lui sarà una buona notizia sapervi vivo? Siete uno de suoi?”
“Ma come vi permettete, non per fare il guastafeste, ma non sono certo affari vostri giovanotto!”
“Certo, signore, cercavo solo di mettervi in guardia… lo sceriffo può essere molto duro con le persone che lo contrariano, non so se mi spiego..” e mentre Allan gli indicava la sala dove avrebbe dovuto attendere di esser ricevuto, il nobile ebbe modo di notare i lividi sul polso del giovane, e capì che l’avvertimento non era campato in aria.
“Sono qui per chiedere che mi vengano restituite le terre della mia famiglia” disse l’uomo accomodandosi su una delle poltroncine di legno accostate alla parete di pietra
“Allora temo che avreste potuto risparmiarvi il viaggio”
“Credo di essermele ben guadagnate dopo aver servito il Re in Terrasanta”
“Evidentemente non conoscete della sorte di molti di quelli che son tornati… credo che non sappiate di Robin di Locksley, la sua storia è piuttosto famosa nella contea”
“Locksley?! Sapevo che era tornato per insediarsi nella casa paterna!”
“Lo sceriffo l’ha dichiarato fuorilegge ed ha confiscato tutti i suoi beni, ora vive nella foresta”
“Ma il Re deve esserne subito messo al corrente!”
“Non per fare il guastafeste, ma finché il Re non c’è i topi ballano! Sa, Cuor di leone.. grande felino.. topi.. hahaha” e rise della propria battuta
“SCUDIEROOOO!” una voce isterica dall’altro lato della parete riscosse Allan, che si congedò velocemente “VAI A PRENDERMI IL VINOOOO! VELOOOCEEEEEEE!”
“Buona fortuna signore” salutò Allan correndo alle cucine “SI MYLOOORD!”
Il nobile attese in silenzio ancora qualche minuto, poi riflettendo sulle parole di quel giovane che l’aveva così candidamente consigliato e che l’aveva fatto aprire con la sua semplicità, si riavviluppò nel mantello ed uscì dalla stanza deciso a riprendersi le sue terre scavalcando l’autorità dello sceriffo, ora doveva trovarsi una sistemazione per la notte, poi avrebbe deciso come muoversi.
Appena fuori dalla stanza si sentì placcare alle spalle, una mano gli copriva la bocca e con un movimento repentino un secondo uomo lo legava, imbavagliava e bendava.

 

“Allan, un vostro amico vi attende in cucina” gli disse una delle sguattere mentre si affrettava giù lungo la scalinata che portava ai locali dei fuochi.
Il giovane trovò l’ospite a disquisire con la cuoca delle migliori spezie da mettere sull’arrosto, ma non lo riconobbe di spalle, non ricordava di aver nessun amico dai capelli rossi.
“Non per fare il guastafeste, ma non vi conosco..”
Gli ci volle qualche secondo per riconoscere Faith così diversa. “Ma cosa..?!?”
“Ho bisogno del tuo aiuto”
“E’ pericoloso per te stare qui”
“Finora il travestimento ha funzionato.. devi portarmi nella foresta”
“Come prego?”
“Abbiamo bisogno che tu ci riporti nell’esatto punto in cui ci hai trovato il primo giorno, in mezzo alla foresta”
“Shhhh parla piano o ci metterai nei guai!”
“Scusa, ma deve essere oggi”
“Oggi? Scordatelo bellezza! Ho un sacco di cose da fare”
Contrariata, ma tutt’altro che sconfitta dalla risposta scostante del giovane che nel frattempo aveva riempito una coppa di vino e stava lasciando le cucine, lo prese per un braccio e lo costrinse a guardarla negli occhi
“Ti prego Allan, ho bisogno di te”
Si fissarono intensamente per qualche secondo, era già giunto il momento di mantenere i suoi propositi “D’accordo, dammi solo qualche minuto, aspettami fuori, vicino alla taverna, mischiati alla gente. Ti trovo io.”
“Grazie”

 

Allan entrò nella stanza dello sceriffo con la coppa ricolma del suo vino più pregiato, si avvicinò allo scrittoio e la posò attentamente vicino alla mano destra dello sceriffo, fece un lieve inchino e si posizionò a una paio di passi dietro lo schienale del suo trono. Solo allora poté guardare in faccia gli ospiti del suo signore.
Sei uomini completamente vestiti di nero, portavano su dei guanti anch’essi neri un anello d’argento con un falco e il sigillo ognuno di una famiglia diversa. I Cavalieri Neri.
“Miei signori, il trattato è stato stilato, non vi resta che firmare ed apporre il sigillo del vostro casato. Con questa dichiarazione di intenti ci prodighiamo a servire il futuro Re d’Inghilterra in cambio dei possedimenti confiscati in questi bui anni di conflitto con gli infedeli”
I cavalieri non parlarono, ma uno alla volta lasciarono il loro scranno e si avvicinarono per firmare e sigillare il trattato.
“TU! Fai asciugare l’inchiostro vicino al camino” ordinò lo sceriffo porgendo il trattato ad Allan.
Con un movimento studiatamente sgraziato Allan si avvicinò a prendere la pergamena e sbattendo contro il tavolo fece rotolare a terra altri documenti che erano impilati vicino alla coppa.
“Fai attenzione idiota!”
Un movimento fulmineo e mentre li raccoglieva e prendeva il trattato dalle mani dello sceriffo riuscì ad infilare quest’ultimo nella sua giubba ed a scambiarlo con un altro. Finse di asciugarlo al fuoco e lo porse nuovamente allo sceriffo, che fissando negli occhi i suoi alleati in un sorriso distorto, arrotolò la pergamena e la chiuse con un nastro nero senza guardarla, infilandola poi in una tasca interna della giacca.
Sapeva che non appena i Cavalieri Neri se ne fossero andati lo sceriffo avrebbe estratto dalla tasca il trattato per leggerlo e rileggerlo beandosi della sua abilità. Doveva lasciare il castello, alla svelta e per sempre. Lasciata la stanza prima dei convenevoli tra lo sceriffo e i suoi ospiti corse nel suo alloggio, ficcò tutti i suoi possedimenti, peraltro molto esigui, in una sacca e corse all’appuntamento con Faith.
Ora non avrebbe avuto più alcuna incombenza giornaliera.
Era stato un gesto avventato e dannoso per lui, e si meravigliò nel constatare che non ne era minimamente pentito.

 

Quando finalmente Faith lo vide uscire dal castello stava raggiungendo livelli di ansia tali da desiderare qualche calmante dell’epoca moderna. Lui le si avvicinò con il suo passo dondolante, ma nonostante lei si facesse vicina lui non la sfiorò nemmeno, lasciandola perplessa.
“Sei un uomo oggi..” le disse come a scusarsi “Non per fare il guastafeste, ma sembri più a tuo agio vestita così, più tu… ha senso quello che dico?”
“È così, a casa non metto mai abiti o gonne. Sono sempre vestita più o meno così”
“Devi vivere in un posto davvero diverso da Nottingham”
“Non hai idea quanto”
Allan fissò una guardia non molto distante e si voltò rapidamente nascondendo il viso come meglio poteva “credo di aver appena firmato la mia condanna a morte”
Faith non ebbe tempo di fiatare che Robin e Much si avvicinarono di soppiatto “Abbiamo un prigioniero. Andiamocene alla svelta.”
“Si, diamoci una mossa”

 

“Cosa intendevi con quella cosa della condanna a morte?”
“Non qui, aspettiamo di esser in un posto più sicuro” ed indicò con la testa il prigioniero, che anche se imbavagliato ed incappucciato poteva sentirci benissimo.
Ora era chiaro quell’innaturale silenzio dei suoi compagni.
Arrivarono al rifugio e Faith trattenne Allan posandogli una mano sulla spalla e costringendolo a fermarsi
“Allora?”
“Ho rubato un documento allo sceriffo.”
“E?”
“E appena se ne accorgerà, e non ci metterà molto credimi, metterà una taglia sulla mia testa. Non credo di poter tornare al castello. E certamente i ragazzi non mi riprenderanno con loro. O rischio con il buon vecchio Vasey, o torno a borseggiare qualche povero idiota. Ed ora se ti prendono a rubare ti tirano il collo per direttissima”
“Oh..”
“Già.”
“Ma se il documento che hai rubato è importante Robin potrebbe..”
“Potrebbe trarne un vantaggio, ma non si fiderà mai più di me. Non mi riprenderanno con…”
“PER L’ULTIMA VOLTA, IO NON HO IDEA DI COSA STIATE PARLANDO!”
La voce sconosciuta proveniva dall’interno del rifugio e a quanto pare il prigioniero non aveva alcuna intenzione di collaborare. Allan e Faith varcarono la soglia e si unirono al gruppo. Claudia e Nigel stavano seduti in un angolo in silenzio.
Robin stava per ripetere per l’ennesima volta una delle sue domande quando Allan inaspettatamente dichiarò: “Lasciatelo andare, lui non c’entra nulla, era dallo sceriffo per un’udienza privata, non è uno dei cavalieri né un loro emissario”
“Ragazzo! Sei uno di questi banditi?”
“Lo ero… My Lord, vi presento Robin di Locksley”
“Locksley?!? Ma che diavolo sta succedendo in questa contea dimenticata da Dio? Torno dalla Terrasanta ed i nobiluomini sono costretti ad agire come furfanti!?! A cos’altro vi ha costretti quel dannato sceriffo?”
“Posso conoscere il vostro nome, mylord? Non conosco il vostro volto, ma forse il vostro nome vi ha preceduto”
“Roger Lord di Blackrod, per servirla”
“Blackrod? Il Re mi ha parlato di voi, eravate uno dei suoi fedelissimi!”
“Sono tornato in patria in seguito ad una ferita e una volta rimesso in sesto ho cercato di tornare alle terre della mia famiglia, per trovarle occupate da scagnozzi dello sceriffo”
“Mio signore, benvenuto nel club” gli sorrise Robin “Se avesse bisogno di alleati, io e la mia gang, siamo a disposizione”
Faith si rivolse allora ad Allan “Ma come? Qualche parola e si è già convinto che non è un cavaliere nero? Non potrebbe semplicemente mentire?”
Il lord intercettò la domanda di Faith e rispose al posto dello scudiero “Il ragazzino ha ragione, Lockley” strappando un sorriso a tutti i presenti “Ecco la mia prova” estrasse da una della tasche della sua elegante veste un sigillo, uno degli anelli personali del re, donato in riconoscimento della fedeltà e dell’onore. Robin e Much annuirono e Robin sentenziò infine “Caso chiuso allora. Vi prego di fermarvi come nostro ospite, signore.”

 

Pranzarono per l’ultima volta tutti e tre insieme al rifugio.
Una specie di sensazione sottopelle aveva fatto si che gli altri abitanti del rifugio li lasciassero alla loro intimità in questo ultimo momento di convivialità. Stufato caldo e della verdura bollita, silenzio e sguardi complici. Finito di mangiare Faith si alzò e si avvicinò ad Allan, con uno sguardo gli fece capire che era il momento.
“Siete pronti allora?”
I tre annuirono seri.
“Allan, facci strada.”
“Dove andate?” chiese Much, incapace di trattenere la curiosità
“La riportiamo a casa. Ha bisogno della sua famiglia. E di stare in un posto tranquillo e sicuro”
“Oh, certo, naturalmente.. Posso.. posso prepararvi qualcosa per il viaggio?”
“No Much, ma grazie” Claudia gli si avvicinò e gli strinse le mani fra le proprie, poi voltansdosi verso l’altro ospite “Addio Robin, grazie. Buona fortuna”
“Addio Lady Claudia, è stato un piacere”
Erano tutti troppo insicuri ed imbarazzati rispetto alla condizione di Claudia per prodigarsi in saluti più calorosi. Ma il loro sorrisi furono letti come il migliore degli auguri.
“Il nostro è un arrivederci” disse invece Nigel ai due fuorilegge, “tornerò appena posso, forse anche subito, se riusciamo a rimediarle un passaggio sicuro” e dopo aver stretto loro la mano uscì dalla soglia del rifugio sorreggendo Claudia.
“A dopo” salutò Faith sorreggendo Claudia dal lato opposto rispetto a Nigel mentre Allan indicava il sentiero che avrebbero percorso.

 

“Eccoci. Questo è l’esatto punto in cui vi ho trovati”
Dopo quindici minuti di cammino erano giunti alla spianata verde in cui avrebbero ritrovato il furgone.
“Allan, ci concederesti un po’ di tempo? Abbiamo bisogno di qualche minuto da soli… torneresti a prendermi fra un po’?”
“Certo, è stato un vero piacere” disse con un impacciato baciamano a Claudia imitando Robin. Rivolgendosi poi a Nigel gli tese la mano e mentre questi gliela stringeva gli disse a mezza voce “Torna presto amico, non per fare il guastafeste, ma lei ha bisogno di un tipo affidabile”
“A presto, Allan”.
Faith recuperò l’i-Phone da una tasca della sua sacca e lo attivò, un paio di minuti dopo avevano trovato il bottone fluttuante e fatto riapparire il furgoncino nel bel mezzo della foresta, ricoperto di brina come la prima volta che era arrivato in quel luogo. Aprirono il portellone e Nigel si mise al posto di guida cominciando a trafficare con i macchinari per programmare la data di arrivo. Faith lo affiancò passo per passo nel procedimento per esser certa che lo imparasse correttamente e non sbagliasse nulla quando sarebbe dovuto tornare da loro. Una volta che tutto fu pronto, venne il momento dei saluti.
Faith e Claudia si guardarono a lungo negli occhi e pur senza proferir parola si dissero ogni cosa. Si abbracciarono a lungo e versarono qualche lacrima. Claudia sedette sul sedile del passeggero e Faith scambiò le ultime parole con Nigel “Mi raccomando, ti aspetto qui fra 5-10 minuti. Segnati l’orario nel momento in cui parti e al ritorno inserisci i cinque minuti in più, non voglio rischiare incroci spaziotemporali. 5-10 minuti”
“Ci vediamo presto Claudia”
“A presto Faith”
Chiusero il portello nel furgone, Nigel mise in moto e dopo qualche istante in cui il furgoncino vibrò vistosamente, venne risucchiato nel nulla. Erano andati.
Ora doveva solo attendere pochi minuti.

 

Allan la trovò venti minuti dopo, sola, inginocchiata al centro della radura, le mani sul volto. Le poggiò una mano sulla spalla facendola trasalire
“Qualcosa è andato storto” il suo tono era sconsolato, sconfitto
“Sono appena partiti, tranquilla”
“No, non puoi capire, qualcosa è andato storto, Nigel doveva già essere tornato”
“Ma come?… ascoltami, io non sono certo una cima come il tuo amico, non capisco il vostro modo di ragionare, ma so che ci sono molte cose che possono creare dei contrattempi a questo mondo, e tante volte si risolvono da sole. Tu sei stata un gran contrattempo per me, ma mi hai fatto bene. Quindi non disperare. Non dopo pochi minuti”
Faith gli sorrise, ringraziandolo mentalmente perché cercava di tirarla su, ma intanto aveva la morte nel cuore.
Quel ritardo poteva solo voler dire problemi grossi.
Cercò di auto convincersi che Nigel avrebbe contattato Doc e che insieme sarebbero riusciti a sistemare la situazione ed a tornare a prenderle. Magari non nell’esatto momento che pensava lei. Magari c’era qualche regola nei viaggi temporali che impediva si scomparire e riapparire a distanza così ravvicinata. Sarebbero arrivati. Sarebbero arrivati presto.
Quanto vorrei che Nim fosse qui. Senza di lei, del GreenId e di Nigel io sono al buio. Ora posso solo aspettare e vedere che succede. Sono in balia degli eventi.

 

“Devi parlare a Robin del trattato”
“Pensavo che potrei darglielo in cambio del mio rientro nella gang”
“Assolutamente no”
“Perché?”
“Perché ricattarlo per farti riammettere non farebbe altro che peggiorare l’idea che lui si è fatto di te, devi offrirglielo spontaneamente, io credo che potrebbe fare la differenza vedere che glielo consegni solo per far del bene alla causa”
“Non per fare il guastafeste, ma questo non mi da alcuna garanzia”
“Con un po’ di fortuna questo potrebbe favorirti..”
“Fai dei ragionamenti troppo fini, noi siamo solo un branco di caproni”
“Questo è un luogo comune, è dimostrato che le capre son degli animali molto intelligenti”
“Buono a sapersi. Glielo darò appena arriviamo”
“Ottima scelta” concluse Faith con un sorriso. “Sbaglio o abbiamo preso una strada diversa da prima” domandò guardandosi attorno
“Si, non lasciamo e torniamo mai al rifugio per la stessa via, è più sicuro.
“A quanto pare non hai perso le abitudini di quando eri nella gang..”
“Già, questa via è un po’ più lunga, spero non ti dispiaccia”
“No, mi piace camminare”
Dopo qualche minuto sentirono a poca distanza l’inconfondibile suono di una guardia a cavallo che si avvicinava, che si fermava ed affiggeva qualcosa su uno degli alberi a lato del sentiero e galoppava via.
“Andiamo”
“Aspetta Allan, do solo un’occhiata veloce.”
“Lascia perdere, è sicuramente una taglia, ne affiggono un paio al giorno”
Faith si avventurò comunque cautamente sulla strada e la taglia affissa non le piacque per nulla. La strappò e se la mise in tasca. Tornata al fianco del suo accompagnatore gli sorrise e si rimise in marcia.
Allan la spiò di sottecchi per gran parte della camminata, ammirandola e studiandola, cercando di venire a capo al suo mistero senza riuscirci. In una condizione normale non ci avrebbe messo molto a saltarle addosso, stenderla a terra e lasciare che la natura, o meglio la voglia di lei, facesse il suo corso, ancor di più ora, in quegli abiti maschili, che la rendevano così desiderabile, un fiore pericoloso da cogliere.
Ma si era ripromesso di comportarsi in modo diverso con lei. Si fissò i piedi e pronunciò le parole che aveva partorito in quella notte di riflessione e che tanto lo spaventavano per ciò che avrebbero comportato: “Credi che potremmo essere amici?”
Lo sguardo che Faith posò su di lui era un misto di delusione e dolcezza che Allan non riuscì ad interpretare.
“Certo che possiamo essere amici..” sbuffò sorridendo divertita dalla situazione, ma il cuore mancò un battito per la sorpresa
Solo a me poteva capitare di essere catapultata nella friendzone da un fuorilegge medievale.

 

“Non ho mai avuto un’amica.. non so come si fa.”
“È semplice in realtà, tra amici si è sempre sinceri, e ci si sostiene nel momento del bisogno, e si ascolta un sacco. Diciamo che questi sono i principi base.”
“Con Martine è così?”
“Si, con Martine è così.. con gli amici veri si può raccontare i più profondi segreti, certi che non ci giudicheranno”
“Ad esempio?”
“Ad esempio.. vediamo.. ahm… boh… che ho il terrore folle di tutti gli insetti. E che quando sono in luoghi affollati e non posso muovermi comincio a sentirmi male e svengo. Che adoro le gambe degli uomini. Non saprei, ci si può dire cose di ogni tipo.. anche cose intime. Io a lei posso raccontare proprio tutto”
“E le hai mai parlato della mie gambe?” vedere la versione vanitosa di Allan la fece scoppiare a ridere
“Visto che vogliamo essere amici ti dirò la verità. Si, le ho parlato anche delle tue gambe”
“Quindi parlate di un sacco di cose voi due eh? Cavolo… io non ho mai raccontato nulla a nessuno, sembra difficile”
“Viene naturale, una volta che cominci.”
“Fatico e crederci”
“Aspetterò un tuo racconto. Quando avrai voglia di parlarmi di qualcosa, una qualsiasi cosa, io sarò li ad ascoltarti.. Anche di gambe degli uomini se vuoi!”
Scoppiarono entrambi a ridere. Proseguirono per qualche minuto in silenzio che venne rotto dal ragazzo con un’altra domanda: “Tra amici ci si può anche toccare?”
“Cosa intendi?”
“Posso tenerti la mano finché non siamo arrivati? Si può fare?”
Lei gli pose semplicemente la mano che lui strinse nella propria.
Fu allora che Faith capì che fino a quel momento non c’era stato nulla tra loro, una forte attrazione, una potente ed inspiegabile intesa, ma loro partivano da li, da quel momento.
Si rese conto che forse quello di cui Allan aveva bisogno era un’amica più che una compagna, ed anche se si convinse che probabilmente questo sviluppo sarebbe stato il migliore per entrambi, non poté mettere del tutto a tacere una vocina in fondo al petto che si disperava per la perdita dell’illusione.
Nonostante ciò sorrise, era nata un nuovo tipo d’intesa tra loro, che poteva essere persino più forte.

 

Tornarono al rifugio che stava già rabbuiando.
Allan la condusse in passaggi nascosti attraverso i cespugli fino all’ingresso illuminato dal fuoco, da cui proveniva il suono di un vivace scoppiettio coperto dalle risate di tre uomini. Allan decise di affrontare subito l’argomento.
“Robin dobbiamo parlare”
“Di cosa? Del fatto che non sei ancora tornato al castello?”
“Beh in un certo senso, si..”
Estrasse dalla tasca interna della sua giubba di pelle nera la pergamena e la porse al fuorilegge.
“Credo che potrebbe esser utile alla causa”
Robin dispiegò il foglio e ne lesse il contenuto, poi lo passò a Faith che ebbe modo di leggerlo a sua volta.
Si trattava, senza alcun margine di errore, di una dichiarazione di fedeltà a Principe Giovanni: in cambio di terreni nel centro e nord Inghilterra, i Cavalieri Neri si impegnavano a combattere segretamente la sovranità di Re Riccardo con ogni mezzo.
“Questo documento potrebbe essere fondamentale per la nostra lotta contro lo sceriffo, tanto più quando Riccardo tornerà a casa. Come ti è arrivato fra le mani?”
“Beh, non credo tu abbia dimenticato le mie abilità” E dicendo questo fece sparire quasi magicamente una coppa dal tavolo senza che nessuno riuscisse a capire dove l’aveva nascosta, per poi farla riapparire traendola dalla sua sacca.
“L’hai sgraffignato?”
“Dalle sue stesse mani, sotto il suo naso” ghignò
“Beh complimenti. Ma sai che questo non cambia nulla per la gang. Per quello che ne sappiamo potrebbe essere un trucco. Potrebbe averti mandato proprio lui. Che garanzie abbiamo?”
Allan lanciò un’occhiata a Faith che chiaramente voleva significare “Visto? Che ti avevo detto?”
“Oh andiamo ragazzi.. sapete che mi sono pentito di quello che ho fatto dal primo giorno! Sto cercando di farmi perdonare!”
“E come possiamo crederti Allan, eh? Come posso crederti?”
“Robin…”
“Appurerò che questo trattato sia vero, ti ringrazio per il tuo aiuto e i tuoi sforzi, ma questo è quanto”
“Ma questo è RIDICOLO!” scoppiò Faith incapace di trattenersi. “E di grazia come penseresti di far appurare che questo trattato sia vero, eh? Davvero ridicolo, voi uomini e il vostro smisurato orgoglio! Ti serve una prova, BENE!”
Con un gesto plateale sbatté con forza la taglia, che aveva strappato poco prima dall’albero, sul tavolo proprio di fronte a Robin “É sufficiente questa come prova? Se lo rimandi a Nottingham firmi la sua condanna a morte. Anzi l’ha già fatto lui rubando quel documento per te”
Sul tavolo a chiare lettere il proclama di morte per Allan A Dale per alto tradimento della corona nella persona dello sceriffo di Nottingham.

Con questo documento

Si condanna a morte il fuorilegge
Allan A Dale
Colpevole di alto tradimento della Corona
Rappresentata in questa contea
Dall’eccellentissimo Sceriffo.

All’atto della cattura si procederà alla messa a morte
Per gogna.

Chiunque fornirà notizie di questo
Traditore della patria
Verrà lautamente ricompensato

Chiunque dovesse accidentalmente ucciderlo
Durante un tentativo di cattura
Verrà comunque ricompensato con
Un terzo della taglia prevista per il recupero

“Ha fatto prima del previsto il vecchio Vasey, speravo di avere più tempo.”
“Lo lascerete restare?” chiese allora Faith
Robin e Much sembravano interdetti e pensierosi. Non volevano decidere.
Parlò allora Lord Blackrod, che fino a quel momento si era tenuto fuori dalla discussione e quasi in disparte “Se mi posso permettere un suggerimento, vi consiglierei di dormirci sopra. Lasciatelo dormire qui sa notte. Non so cos’abbia fatto questo ragazzo, ma sembra davvero pentito se rischia la vita per dimostrarvelo. E voi Robin, sembrate provare rispetto per questo giovane ragazzo che lo difende con tanto calore, deve conoscere il buono in lui o non si darebbe tanta pena.”
Robin annuì e Much sbuffò assecondando il suo padrone, mentre cominciava a preparare la cena.
Allan, ritenendo furbo parlare il meno possibile in quella situazione, si sedette accanto a Lord Roger e scostò uno sgabello per Faith che si accomodò al suo fianco. “Mylord credo sia il caso di fare le presentazioni, il mio amico Lady Faith.. ehm.. Faith..”
“..Ainsworth” Completò la ragazza per lui, tendendo la mano al nobile con un sorriso. Prima che lui potesse farle il baciamano però lei strinse quella dell’uomo calorosamente, lasciandolo perplesso, ma divertito.
“Le difese delle signore valgono ancor più di quelle di un amico, perché esse sono molto più esigenti, loro non perdonano nulla” tutti gli uomini attorno al tavolo risero della battuta del Lord, e in quel momento Faith poté vedere il cameratismo che un tempo aveva abitato quel luogo.

 

 

Data di pubblicazione: 16 marzo 2014
Sito: Dagger.Forumfree.It

 

 

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