DAGGER: CAPITOLO 3.4

 

Foresta di Sherwood

L’aria era gelida e la pioggia scosciante non aveva accennato a calmarsi nemmeno per un minuto, ma il freddo pungente che si insinuava tra le pareti del rifugio sarebbe potuto sembrare una brezza primaverile al confronto con il gelo che albergava all’interno della dimora dei fuorilegge. Ognuno degli occupanti della piccola tana cercava di tenere mente e mani impegnate nel modo migliore che poteva.
Quando Martine e Robin erano saliti nella stanza, lasciando Nigel e Jack al piano terra della locanda, si erano trovati di fronte qualcosa che non avrebbero mai potuto immaginare. Allan andava e veniva a grandi passi le mani all’altezza della bocca in preda ad una strana agitazione. I nuovi venuti ne scoprirono la fonte solo una volta che ebbero varcato la porta della stanza. Faith era accovacciata accanto al letto dove giaceva Claudia priva di sensi. Una striscia di sangue partiva da sotto una sedia, attraversava tutta la stanza per finire in quello che avevano scambiato per un fagotto di panni sporchi appoggiato all’esterno dello stipite della porta, e che ora riconoscevano come il corpo, privo di vita, di un uomo. Rimasero impietriti.
“Che altro posso fare Faith? Dimmi qualcosa!” chiese Allan concitatamente
“NON LO SO!! Scalda dell’acqua! Trova dei panni! Cazzo! Siete voi quelli abituati a avere a che fare con i feriti” Martine sentì uscire dalla gola della sua migliore amica una voce tanto alterata da non sembrare nemmeno la sua. Si precipitò al suo fianco. Si guardarono un istante e parvero trarre forza dalla vicinanza una dell’altra. “Allan ha già chiamato il cerusico, sta arrivando.. Lei sembra stare.. bene… Ma cosa sto dicendo? Come potrebbe stare…” La mano di Martine sulla spalla la calmò e il cenno d’assenso dell’amica le disse che aveva capito.
Robin, dopo esser stato ragguagliato da Allan come accadeva in tempi più felici, era sceso al piano terra per parlare con Jack e Nigel, infine aveva raggiunto gli altri due membri della gang per informarli.
I due viaggiatori nel tempo si precipitarono su per le scale increduli, si bloccarono all’altezza della porta. Allan uscì nel corridoio e li prese da parte “Ragazzi, mentre io aiuto qui, qualcuno deve occuparsi del corpo”
Nigel parve non capire, ma Jack prese in mano la situazione “Nessun problema fratello, ci pensiamo noi.. se c’è bisogno d’altro facci sapere” e dopo aver dato una pacca sulla spalla allo scudiero si caricò in spalla il fagotto insanguinato e si diresse verso le scale. “Nigel, vai dalla locandiera e fatti dare una pala, ci troviamo alla porta che da sul retro.”
Allan stava trafficando con il fuoco quando il dottore era arrivato.
Era un uomo anziano, ma nerboruto. Dava un’idea di grande forza e calma. Quando era salito nella stanzetta al primo piano si era avvicinato alla sua paziente e l’aveva osservata attentamente, poi delicatamente aveva cominciato a visitarla, chiedendo ad Allan di attendere fuori dalla stanza. L’emorragia si era fermata da sola, e lui non aveva potuto far molto di più che far trangugiare a Claudia, ancora in stato di semi incoscienza, un calmante. Al termine della visita aveva detto con la sua voce cavernosa:
“Fatela magiare regolarmente, costringetela se necessario. Deve stare in riposo assoluto almeno per i prossimi cinque giorni, e due volte al giorno somministratele questa tisana e questo tonico ad intervalli regolari, il sesto giorno fatela provare a camminare, starà bene se la sua mente sarà forte” e si era allontanato con lo stesso passo calmo con cui era arrivato.

 

Era notte fonda all’esterno del rifugio e Claudia pareva essersi addormentata, probabilmente sfinita. Nessuno aveva ancora rotto il silenzio.
Faith giaceva in una sorta di trance, da quando erano tornati al campo non si era mossa dallo sgabello su cui si era seduta, ed aveva continuato a fissare il sangue secco della sua amica sulle proprie mani.
Quando era entrata nella stanza e aveva visto Claudia, seminuda, insanguinata sul letto, le si era quasi fermato il cuore. Aveva sentito Allan avventarsi su quel mostro, ed il suono gutturale e umido del sangue che gorgogliava nella gola, nell’ultimo rantolo di vita di quel bastardo; solo un momento, prima di protendersi verso la sua amica e dedicarsi a lei, aveva goduto furiosamente di quel suono.

 

Nigel si era accoccolato accanto a Claudia e le accarezzava delicatamente la schiena e le spalle, Much stava preparando il cibo, Robin sedeva sul proprio giaciglio e affilava la sua spada ricurva saracena, Little John piantonava a gambe larghe e braccia incrociate l’entrata, guardano fuori la pioggia accanirsi sulla vegetazione. Lo stesso sguardo vacuo albergava su tutti i loro volti.
“Io dovrei tornare al castello” disse Allan senza rivolgersi a qualcuno in particolare, ma guardando la figura di Faith rannicchiata sullo sgabello. Quest’ultima si voltò di scatto, come se sentire finalmente la voce di qualcuno parlare l’avesse risvegliata dal torpore. Lo fissò in volto per un istante e poi tornò a guardarsi le mani, e si rese conto finalmente che erano ancora ricoperte di sangue. Cominciò a strofinarle disperatamente tentando di togliersi di dosso quella sensazione di secco appicicaticcio e quel penetrante odore ferroso che le stingeva la bocca dello stomaco. Grattava con tanta forza che se non l’avessero fermata presto di sarebbe tolta la pelle.
Allan si inginocchiò di fronte a lei e le fermò le mani, allacciandole alle proprie e con uno strattone la costrinse a guardarlo negli occhi. “Non è colpa tua..” sussurrò. Gli occhi della ragazza si riempirono di lacrime mentre con un gesto violento si divincolava della presa del giovane e correva fuori dal campo.
Gli sguardi di tutti gli occupanti del campo seguirono la figura della ragazza mente usciva dalla luce proiettata all’esterno attraverso la porta del rifugio, e svaniva nel buio. Allan e Robin si scambiarono uno sguardo impotente
“Sei quello che conosce meglio, non capisco perché visto che mi sembra una ragazza intelligente, ma hai un forte ascendente su di lei… Ti crede… Penso che dovresti seguirla, non è in se..” disse infine il fuorilegge.
“Un tempo anche voi credevate in me..”
“Già, poi ti abbiamo visto per come sei veramente”
“Robin…”
“Rimandate la discussione, qualcuno deve proprio andare da lei” la voce di John li riportò al momento contingente ed Allan si precipitò fuori dal rifugio. Quello che vide non prometteva nulla di buono.
La ragazza forte e combattiva che gli piaceva tanto, quella con la risposta sempre pronta, ironica e con lo sguardo fiero aveva anche una parte delicata che, se possibile, gliela faceva apprezzare ancora di più. Sentiva che per quella parte, lui avrebbe potuto fare qualcosa, che quella parte aveva bisogno di lui. Nessuno aveva mai avuto veramente bisogno di lui. Non voleva deludere anche lei.

 

Faith era accovacciata, ormai fradicia nella pioggia battente e aveva addosso solo la sottoveste. Si era spogliata degli abiti che solo qualche ora prima erano stati di Claudia, e stava tentando di togliersi dalle mani e dai vestiti il sangue secco. Allan le si avvicinò e la circondò con un braccio. “Ti prenderai un malanno”
“NON MI TOCCARE!” urlò lei scrollandoselo di dosso.
“Faith! GUARDAMI!” le ordinò prendendole il volto fra le mani “Non è stata colpa tua!”
Dalla gola della ragazza uscì un singhiozzo rauco mentre si alzava di scatto facendo un passo indietro, e si allontanava da quelle mani così calde e forti che sembravano non desiderare altro che darle conforto.
“Non mi toccare” ripeté, ora con tono calmo quasi rassegnato.
Allan si alzò a sua volta e le si avvicinò “Se non vuoi che ti tocchi, sta bene. Ma ti starò vicino che tu lo voglia o meno” Ora era di fonte a lei, distante pochi centimetri, le mani sui fianchi, i capelli bagnati appiccicati alla fronte, immobile mentre la pioggia gli scendeva lungo il viso; eppure lei poteva lo stesso sentire il calore emanato dal suo corpo.
“Sono una persona orribile” sentenziò Faith tremando.
“No, non lo sei. Non è stata colpa tua.”
Faith scosse vigorosamente il capo.
“Non è stata colpa tua” ribadì per l’ennesima volta il giovane “Se devi dare la colpa a qualcuno incolpa me. È colpa mia se ci siamo attardati nella stalla, è colpa mia se Dick…” Faith chiuse gli occhi e fece un profondo respiro per calmare il riflesso del vomito che l’aveva colta solo a sentir pronunciare quel nome “..lui.. Sapevo che non era un brav’uomo, ma non credevo… Se…” Allan pareva cercare altri motivi per incolpare se stesso.
Faith continuava a scuotere la testa “Non capisci…”
“Non è stata colpa tua!”
“NON CAPISCI ALLAN! Io… Io… Io sono una persona tremenda..”
“Perché?”
“Perché tu continui a dirmi che non è stata colpa mia, e non è questa la cosa che mi tormenta! Non solo, almeno.”
Il giovane la guardò stupito “Cos’è allora?”
“Non mi guarderai più allo stesso modo quando te lo dirò”
“Non posso permettermi di fare la morale a nessuno, credimi.”
“Io.. Quando sono entrata in quella stanza.. La mia prima sensazione, la mia prima emozione.. Non è stato orrore, o disperazione.. È stato.. sollievo. Una gioia feroce, la gioia di non essere in quel letto, la gioia di essere sana e salva, la gioia animalesca della consapevolezza di essere viva, integra.. Claudia era.. era… ed io ero felice, felice di non essere al suo posto..” nascose il viso tra le mani singhiozzando.
Il giovane colmò l’ultima distanza che c’era tra loro e la circondò con le sue braccia.
“Non c’è nulla di sbagliato in quello che hai sentito. Nulla. Ami te stessa e la tua vita. Non esiste niente di più giusto e naturale”
“Allora perché mi sento così sporca dentro?”
“Credo che sia perché vuoi così bene ai tuoi amici che saresti pronta a sacrificarti per loro.. Ma questo non deve impedirti di sentirti felice di esser sana e salva”. La voce gli tremò leggermente mentre pronunciava questa frase.
Ad Allan parve di sentire i muscoli di Faith rilassarsi fra le sue braccia e la strinse ancor più a se sussurrandole all’orecchio “Se solo penso che potevi esserci tu in quella stanza.. Quel bastardo è stato fortunato.”
Cercò le labbra di Faith con le proprie e la baciò in un modo in cui non aveva mai baciato nessuna. Senza urgenza, senza slancio, senza desiderio, solo con dolcezza, ed il bacio che lei gli restituì gli parve il più bello che avesse mai ricevuto.
“Devo tornare al castello ora… Ci sono delle cose che devo organizzare, se Guy accetterà di seguire il piano di Martine”
Per qualche minuto nessuno dei due accennò a muoversi, rimasero così, uno godendo del calore dell’altra sotto la pioggia fredda.
Poi, senza preavviso, Faith si staccò dal giovane e gli rifilò un pugno alla bocca dello stomaco.
“Ehi!!! Che diavolo?!?”
“Questo è per quel bacio che hai dato a Dollie, e non dirmi che è lei che ha baciato te, perché ho visto la tua lingua guizzante, marpione!”
“Ma non potevo fare altrimenti! Sarebbe stato strano il contrario!” cercò di scusarsi lui con tono lamentoso
“Ma figurati!” lei si voltò e fece per tornare al coperto, ma Allan la braccò alle spalle e la cinse con entrambe le braccia.
“Perdonami” le sussurrò all’orecchio “E per la cronaca, un pugno gran ben piazzato”
“Avevo bisogno di sfogarmi”
“Lo so”
Faith si voltò nel cerchio delle sue braccia e gli carezzò una guancia
“E’ ora di muoversi” disse infine, aveva ripreso il controllo di sè.

 

Quando rientrarono nel rifugio tutti stavano silenziosamente sorbendo lo stufato di lepre che Much aveva preparato, il cuoco le allungò un piatto, mentre Robin, con uno sguardo tutto fuorché amichevole, ne passava uno ad Allan che lo prese tentennando.
“Non illuderti, abbiamo ancora molto in sospeso io e te”
Fu Faith a spezzare la tensione “Robin, ho bisogno del tuo aiuto” il suo tono di voce e il suo sguardo risoluto fecero capire a tutti i presenti che era tornata in se.
“Tutto quello che vuoi” le rispose con quel sorriso sghembo che la faceva sorridere di rimando ogni volta.
“Voglio che mi insegni a combattere, seriamente. Credo che ne avremo bisogno presto.” La sua richiesta fu accolta con luccichio negli occhi del fuorilegge. Fu Allan il solo ad accorgersi di quanto le espressioni della ragazza e di quello che un tempo era stato il suo capo fossero simili, di come quei due in un certo modo si somigliassero, e sentì una piccola stretta al cuore.

 

Greenwood

“Jack dobbiamo avvisare subito Faith e Nigel! Se non riusciamo a mettere le mani su quella carrozza la nostra missione andrà in fumo!” gracchiò Martine, la gola riarsa dall’agitazione.
“Non preoccuparti dolcezza.”
“Come sarebbe non preoccuparti? Se non te ne sei reso conto siamo nella cacca fino al collo!”
“Bisognerà solo piegare un po’ il piano originale per adattarlo alla situazione contingente, zucchero”
“Jack, non ti seguo.”
“Bé l’idea era che Gisborne raggiungesse, presumibilmente con te, la carrozza domani.. Se partite ora e li seguite al galoppo certamente dovreste riuscire a raggiungerla prima dell’alba. Lui può ordinare quello che vuole ai suoi uomini e combattere se necessario, tu sei l’unica che l’ha visto e che di conseguenza può ritrovare il pezzo della daga, e qualcuno dovrà andare necessariamente ad avvisare gli altri.. e qui, entro in gioco io.” Jack palesò tutto il compiacimento per il proprio piano mostrando a Martine il suo sorriso dorato.
“Questo non piacerà per nulla agli altri”
“Non credo che abbiamo molta scelta, dolcezza”
“Dannazione!”

 

Jack osservò Gisborne e Martine partire al galoppo in direzione di York e poi si dileguò tra gli alberi puntando verso il rifugio.
E così la mia teoria dell’addio non troppo doloroso se ne va a quel paese pensò Martine, sotto sotto non troppo dispiaciuta di avere ancora del tempo a disposizione da passare con Guy; ma terrorizzata all’idea di allontanarsi ancora una volta da Faith e dagli altri.

 

 

Nottingham

Quando Allan arrivò di fronte alla porta della stanza dello sceriffo le guardie gli sorrisero maliziosamente.
“Signore, mi sa che lo sceriffo è ancora al tappeto, quella Lady Martine pare avere qualità che vanno al di là del bel canto…” disse la giovane guardia sulla destra, aggrappata svogliatamente alla propria lancia, e scambiò un’occhiata d’intesa con il compagno. Allan li guardò senza capire, bussò alla porta, ma nessuno rispose. Entrò lo stesso.
Lo sceriffo giaceva ancora nella posizione in cui l’aveva lasciato Martine ed il giovane fu costretto a trattenersi per non scoppiare a ridere di fronte a quello spettacolo pietoso. Si avvicinò alla caraffa dell’acqua posata sullo spesso tavolo di legno e la rovesciò in testa al suo superiore che si svegliò all’istante, sbarrando gli occhi peggio di un pazzo.
“Ma.. Che… GISBORNEEEEE!”
“Guy è sulla strada di York per vostro ordine signore”
“Che ci faccio in queste condizioni? Eh?”
“Le guardie dicono che avete avuto momenti di fuoco con Lady Martine, signore.”
“Le guardie.. Lady Martine… COOOOSAAAAA?” lo sceriffo si alzò di scatto dal letto mettendosi a passeggiare avanti ed indietro per la stanza, mentre Allan cercava di guardare per terra per evitare di aver sotto gli occhi il corpo totalmente nudo dello sceriffo.
“Se quella strega è riuscita ad ingannare me, figuriamoci quel bietolone di Gisborne, lui e i suoi sogni romantici, IDIOTA, SE LO RIGIRERA’ COME VUOLE! Quella maledetta! Non posso permetterlo, finirebbe per far saltare tutto! La voglio tolta di mezzo SUBITO! Fosse anche la Regina Madre la voglio mandare all’altro mondo! A costo di dovermi scavare tutta York con le mie mani! Ecco cosa faremo: Io manderò una missiva con dei nuovi ordini a Giz dicendoli di costringere quella donnaccia a parlare e TU! TU! Manderai immediatamente un tuo uomo di fiducia a far fuori quella strega. CHIARO?”
“Sissignore” Allan fece un piccolo inchino e si sfregò le mani facendo per uscire
“Hai già un nome?” gli chiese quand’era già sulla porta
“Sissignore, si chiama Dick. E non ha scrupoli”
“Ottimo, dagli i suoi ordini, e poi occupati della mansioni di Giz”
“Certo, signore” piroettò sul posto, uscì dalla stanza e si allontanò lungo il corridoio.
Perfetto, perfetto, chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stato proprio lo sceriffo a darmi completa libertà di movimento! Non poteva mettersi meglio!

 

“COOOOOMEEEEEEEE?” La notizia portata da Jack era stata accolta da un coro incredulo.
“Che diavolo sarebbe questa Daga?” chiese Robin rivolgendosi direttamente a Faith. Lei non lo stava ascoltando, parlava tra se mentre armeggiava tra le sue poche cose.
“Io questa volta la ammazzo… Davvero se non lo fa Gisborne, lo sceriffo, qualche guardia, o un T-1000 in persona, ci penso IO con le mie mani.. Pensare un attimo prima di fare le cose? Pare brutto! Certo la natura ci ha fornito di un organo per ragionare perché faceva bello!”
“Qualcuno di voi si degna di spiegarci che sta succedendo?” proruppe Much palesando i sentimenti degli altri due fuorilegge.
Faith sembrava esser troppo impegnata ad insultare la propria amica e misurare a grandi passi la stanza per rispondere, così fu Nigel a ragguagliare a grandi linee i loro ospiti sulla loro missione. Una volta assimilate le notizie Robin si piazzò sulla traiettoria di Faith intimandole di fermarsi.
“Ferma.” Lei si fermò per evitare di andar a sbattere contro il petto di Robin “Che vuoi fare?”
“Che razza di domanda sarebbe? Voglio andare a frantumare il cranio alla mia amica!”
“Calma, calma.. Ora vediamo di trovare una soluzione. Certo che siete il gruppo più sgangherato ed attira guai che abbia mai visto!”
“Oh grazie, questo detto da un ex nobile che ora vive nella foresta come un caprone selvatico…”
Much parve voler intervenire ma il ghigno divertito di Robin lo fermò
“Ascolta non ha nessuno scopo per noi metterci all’inseguimento di Gisborne e la tua amica..” alzò una mano per fermare l’obiezione di Faith “certo, lo so che non è esattamente al sicuro, ma sarebbe azzardato andare tutti quando lo sceriffo è così invischiato nella faccende dei cavalieri neri, ed in ogni caso non possiamo lasciare qui Claudia da sola..” Faith guardò l’amica dormire sul suo giaciglio e tutte le proteste le morirono in gola “John e Jack partiranno domattina per andare a dar manforte alla tua amica, mentre noi cominceremo le tue lezioni di combattimento e terremo d’occhio ogni movimento sospetto all’interno delle mura della città”
“E sia!” rispose scontrosamente Faith.
“Bene allora. Domattina appena sorge il sole cominciano le tue lezioni. Ora cerchiamo di riposare tutti un poco.”

 

Faceva freddo. Nonostante avesse smesso di piovere i loro vestiti erano ancora fradici e le stavano adesi al corpo come una seconda pelle. L’aria gelida le sferzava il viso mentre galoppava al fianco di Guy. Si erano allontanati dalla Locanda di Greenwood un paio d’ore prima sul sentiero per York, ma non c’era ancora alcuna traccia della carrozza che stavano tentando di raggiungere.
“Guy, per favore. Ho bisogno di rallentare un poco… Non sono abituata a galoppare così a lungo”
“Prima raggiungeremo la carrozza, prima metteremo fine a questa farsa.” Rispose lui duro.
“Certo.. Hai.. Hai ragione”
Gisborne sospirò. Poi, seppure controvoglia, concesse alla sua cavalcatura ed a quella di Martine di rallentare.
“D’accordo, ipotizziamo che io creda a tutta questa assurda faccenda… E, bada bene, non sto dicendo che ci credo ancora.. Se non dovessimo ritrovare il dente, che succederebbe? Rimanendo nel campo delle ipotesi, ovviamente”
“Ovviamente. Rimanendo nel campo delle ipotesi, potrei dirti che un cattivissimo sacerdote egizio dai poteri indicibili comparirebbe all’improvviso nel punto esatto dove si trova il dente e lo prenderebbe lui al posto nostro.”
“E questo in che modo potrebbe essere un problema? Stiamo parlando di una pietruzza insignificante, no?”
“Da sola si…. Ma messa insieme agli altri frammenti che stiamo cercando… Diventerebbe parte integrante di un’arma in grado potenzialmente di distruggere il mondo come lo conosciamo. È per questo che noi dobbiamo trovare tutti i frammenti e poi assicurarci che la Daga venga distrutta.”
“Ma se questo sacerdote comparirà esattamente nel punto in cui sta il dente dello sceriffo, non sarebbe più semplice farglielo raggiungere e poi sfidarlo a combattere e riprendersi il dente con la forza?”
“Magari ti è sfuggito il fatto che lui è un potentissimo mago e che noi non siamo esattamente un gruppo di abili combattenti…”
“Voi no, ma io si… E anche Allan.”
“Ti stai offendo volontario per aiutarci per caso?”
Guy rimase in silenzio per qualche minuto, come se stesse soppesando le parole.
“Andiamo!” disse infine “ci siamo riposati abbastanza” e spronò il suo cavallo al galoppo.

 

 

3 Marzo 1193
Giorno 6
Sherwood

“Aaaaaoooouuuuch!”
Robin le aveva girato il braccio dietro la schiena facendogli prendere una strana angolazione.
“Visto? Questo è il movimento che devi fare.. Fai leva sul piede destro, sposti il peso sul fianco e poi tiri e ti giri”
“Più che visto l’ho sentito..”
Much, John e Jack sbuffavano divertiti, mentre Nigel sembrava piuttosto preoccupato.
“Io ho sempre preferito lasciare a Sidney le parti di combattimento… Vado a preparare il tonico per Claudia. Dovrebbe svegliarsi tra non molto.” Si allontanò osservando ammirato un’altra donna forte della sua vita. Si disse che prima o poi avrebbe imparato anche lui, ma non voleva certo avere Faith come testimone della sua goffaggine.
La lezione di combattimento proseguì per un altro paio d’ore. A quel punto Faith aveva imparato le mosse base per gettare a terra l’avversario, ma aveva ancora grosse difficoltà a colpire con potenza, come se avesse paura di far del male all’avversario. A turno ascoltava i consigli dei suoi spettatori e del suo maestro, ma secondo quest’ultimo il problema consisteva nel fatto che non ci metteva “abbastanza cattiveria”.
Fu Jack ad avere il colpo di genio.
“Chiudi gli occhi” le disse “immagina di avere di fronte a te Dick”
Faith, chiuse gli occhi, trasse un profondo sospiro ed infine riaprì gli occhi di colpo.
Si lanciò contro Robin con uno sguardo determinato che fino a quel momento non aveva avuto, accolto con un ghigno soddisfatto del fuorilegge che fece l’occhiolino a Jack. Ma per far questo perse qualche secondo prezioso, riuscendo a schivare solo all’ultimo l’attacco di Faith. Decise di contrattaccare, ma la giovane fu più rapida del previsto. Evitò il pugno di Robin flettendo velocemente le ginocchia e piroettando con agilità sul piede destro si mise in posizione per sferrare a sua volta un colpo da mandare affondo. Il suo gancio destro colpì con forza il mento di Robin che spiazzato cadde all’indietro finendo con il sedere sull’erba umida tra gli applausi generali.
“Ma vaiii, ma vieeniii, ma chi sonooo!!!” esultò Faith saltellando sul posto.
Robin si rialzò massaggiandosi il mento “Direi che hai un dono naturale per il corpo a corpo” disse in tono malizioso, mentre Faith stringeva gli occhi a fessura cogliendo il doppio senso.
“Ora dobbiamo decidere come continuare gli allenamenti. Il corpo a corpo va bene, ma per una principiante dovrebbe sempre essere l’ultima risorsa. Dovresti esercitare anche con le lame e arco e frecce.”
“Per oggi concentriamoci su una sola cosa. Riprendiamo.”
“Come sta andando?” la voce di Allan proveniente da qualche metro più in là li fece voltare. Robin stava per rispondere quando Faith lo bloccò con un gesto.
Allargò le braccia invitando Allan ad avvicinarsi per abbracciarla. Robin aveva un’espressione infastidita, mentre lo scudiero pareva soddisfatto. Appena si fu avvicinato Faith afferrò il polso di Allan, fece leva sul piede destro, caricò il peso sul fianco e poi tirò energicamente girando su se stessa. Allan finì a gambe all’aria ed infine lungo disteso sulle foglie umide del sottobosco. Faith gli piantò infine un ginocchio all’altezza dello stomaco esultando “Ainsworth trionfa!!!” strappando una risata a tutti gli spettatori.
“Ah si eh?” Allan liberò il braccio destro e con una manovra non troppo corretta raggiunse l’anca di Faith premendo le dita nel punto dove, sapeva, lei soffriva il solletico, facendola contorcere in modo repentino. Colse l’attimo di defaiance della ragazza per divincolarsi e capovolgere la situazione, mettendosi a cavalcioni su di lei e fermandole le mani sopra la testa.
“Chi trionfa ora?” le chiese il viso a pochi centimetri dal suo
“Ehemmm!”
Faith arrossì all’istante rendendosi conto che tutti li stavano osservando ed Allan cogliendo l’imbarazzo della ragazza si alzò velocemente da lei aggiungendo “Ti ho riportato una cosa”.
Estrasse da una sacca che aveva portato con se un involto di lana verde che Faith riconobbe subito come il proprio mantello. Si era totalmente scordata, nella concitazione dei giorni precedenti, che il suo adorato mantello l’aveva Allan. Il volto le si illuminò in un sorriso grato. Fu Jack a rompere lo scambio di sguardi tra i due.
“Ora noi dovremmo proprio andare” sbiascicò, attirando l’attenzione del gruppo.
Gli ultimi preparativi furono portati a termine e Jack e John o meglio “Il magnifico duo J&J” come li aveva ribattezzati con non poco spirito teatrale lo stesso Jack, partirono alla volta di York.

 

 

Strada per York

“Possibile che non l’abbiamo ancora raggiunta?” chiese Martine tradendo la delusione e l’ansia che cominciava a pervaderla
“Credo che ci sia la possibilità che li abbiamo sorpassati” affermò Guy con la sua voce profonda resa ancor più roca dalla cavalcata notturna
“Come scusa?”
“Se hanno fatto i lavativi, piaga comune tra i miei sottoposti, potrebbero essersi fermati da qualche parte nella foresta e noi averli superati senza notarli tra la boscaglia”
“E quindi?”
“A questo punto sono piuttosto sicuro che non possano essersi spostati più rapidamente di noi su questo sentiero scosceso. La cosa più logica da fare è fermarci da qualche parte ed aspettare che si degnino di passare di qui.”
“Ma se così non fosse? Se fossero avanti a noi? Non possiamo rischiare di rimanere incastrati a York! Io devo ricongiungermi assolutamente con i miei compagni al più presto possibile, un paio di giorni al massimo!”
“Fidati” le disse solo in tono fermo scendendo dalla sua cavalcatura per poi avvicinarsi alla sua ed aiutarla a smontare
“Grazie” gli disse quando ancora era a mezz’aria tra le sue braccia
Guy parve non voler rispondere poi si accigliò “State tremando… Venite qui” la posò a terra e la ospitò sotto il suo mantello stingendola al proprio torace
“Grazie infinite, ora va molto meglio” sussurrò Martine nascondendo il proprio sorriso contro il petto di Guy.
Era passato appena qualche minuto, il sole si era alzato abbastanza da far notare i suoi raggi tra gli alberi spogli della foresta quando Martine e Guy furono costretti ad allontanarsi l’uno dal calore dell’altra da ciò che avevano udito. Sembrava l’eco lontano di schiamazzi e risate e il lento regolare cigolio delle ruote di un carro.
Guy prese la propria spada dalla sella del cavallo e la rinfoderò al fianco e, con le braccia incrociate all’altezza del petto si piantò al centro del sentiero.

 

 

Data di pubblicazione: 12 gennaio 2011
Sito: Dagger.Forumfree.It

 

 

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