ONE-SHOT: A Dangerous Path

Racconto in concorso al TLOC Fiction Quest nel febbraio del 2012.
Il writing contest è stato organizzato dal The Lands of Cornwall-Medieval GDR, un forum di gioco di ruolo (ora chiuso, purtroppo).

Il volto del protagonista, Mirohaar, è quello di Richard Armitage.

 

Trama: Traccia Rossa. State attraversando il bosco. Il sole sta tramontando e avete una certa fretta di rientrare a Tintagel, quando un gruppo di uomini sbucano dagli alberi. Sono banditi e non hanno buone intenzioni. Uno di loro vi attacca con un pugnale, ferendovi ad un braccio. Descrivete le sensazioni e le azioni del vostro personaggio.
Capitoli: 1
Genere: avventura, azione, drammatico
Rating: arancione
NB: scene violente e presenza di sangue
Completa:

 

 Sentiva la manica impregnarsi rapidamente di sangue, ma in quel momento non poteva preoccuparsi della ferita. Premette forte la mano per rallentare la fuoriuscita del liquido caldo e color rubino, non badando al dolore e tenendo lo sguardo fisso su di loro. Erano in quattro e due di loro armati di pugnali. Quello che lo aveva ferito sghignazzava, vantandosi con gli altri del colpo andato a segno.
Mirohaar sapeva del pericolo che comportava attraversare la foresta al tramonto. Sebbene fosse nato in quelle terre e conoscesse ogni singolo albero e roccia che la componeva, e ben sapesse della presenza di banditi che altro non aspettavano se non vittime incaute, lo stregone era costretto ad uscire al calare del sole e ad attraversare quei sentieri. Doveva incontrarsi con gli stregoni degli altri clans e ciò non poteva avvenire in piena luce diurna. Il velo scuro della notte avrebbe coperto la loro presenza che tanto scomoda era al re di Tintagel. In molti erano morti a causa sua, attaccati senza motivo mentre attraversavano la foresta durante il giorno, e i capi dei clans non potevano permettersi di soccombere, non ora che la guerra si faceva sempre più sicura e vicina. Proprio per questo negli ultimi tempi le loro riunioni avvenivano nel cuore della città, in una piccola taverna spesso affollata, sotto gli occhi di tutti. Più vicini stavano al nemico, meno rischiavano di farsi trovare. Sebbene gli altri stregoni non fossero d’accordo, Mirohaar li aveva convinti, essendo quello che più a lungo aveva vissuto a contatto con quelle genti. Ma il problema stava sempre nel raggiungere Tintagel, e lasciare il proprio villaggio era sempre un pericolo, per ognuno di loro.
Lo avevano accerchiato, sbucando fuori dai cespugli che racchiudevano il sentiero. Lo stregone aveva avvertito la loro presenza, ma non avrebbe avuto senso fare retro marcia o scappare. Sperava soltanto di sistemare la questione senza che vi fossero spargimenti di sangue, ma ciò era apparso subito impossibile. Il più piccolo dei quattro lo aveva assalito senza preavviso, colpendolo veloce al braccio. Il mantello che Mirohaar indossava non era servito a proteggerlo dalla lama affilata, che era penetrata a fondo nella carne. Gli altri tre, tutti di media corporatura e piuttosto magri, erano rimasti fermi e lo fissavano con sguardi che non promettevano nulla di buono.
“Non porto denaro con me, né gioielli né armi. Lasciatemi passare e non vi succederà niente” disse loro, il tono di voce calmo e sicuro. Diceva la verità. Lo stregone non era solito portare armi con sé, se non la propria forza d’animo e coraggio. Il denaro era un bene troppo raro da pensare di portarlo fuori dal villaggio e non possedeva gioielli di valore.
Una risata attirò il su sguardo. Era stato il piccolo col pugnale a ridere delle sue parole. Sembrava un ragazzino, non doveva avere più di tredici anni, ma era chiaramente il capo della banda. Era spavaldo e teneva ben in vista il pugnale ora coperto di sangue.
“Stupido idiota, noi siamo in quattro e tu un povero vecchio stolto. Grazie per averci detto di non essere armato, sarà più facile ucciderti e prenderci ciò che porti con te!”
Gli altri tre, poco più anziani del piccolo capo, risero e fissarono Mirohaar con disprezzo. Lo stregone non mosse un muscolo, tenendo sempre lo sguardo fisso sul pugnale.
“Siete giovani e avete tutta una vita davanti. Comprendo la difficoltà di sopravvivere in questi tempi duri, ma la rapina e l’omicidio non portano mai la felicità. Tornate alle vostre case, aiutate i vostri genitori o fatevi una famiglia. Curate la terra e avrete di che vivere, senza dover arrancare giorno dopo giorno.”
Aveva parlato sinceramente, sfruttando le sue doti diplomatiche raffinate col tempo. Conosceva bene il problema del brigantaggio che infettava quelle terre. Non sapeva nulla di quei ragazzi, ma dovevano sicuramente aver passato dei momenti difficili. La perdita dei genitori, l’abbandono a sé stessi, la fame che li rendeva pazzi e crudeli. Non si aspettava che si pentissero immediatamente delle loro azioni, ma non poteva che provarci.
Il giovane capo della banda aveva assunto un’espressione alterata mentre lo stregone parlava, e sembrava dover esplodere da un momento all’altro in uno scatto furioso.
“Stai zitto!” urlò, la voce rotta dalla rabbia. “Vecchio, tu non capisci. Dacci i soldi o preparati a morire!”
Così dicendo attaccò lo stregone, lanciandosi contro di lui con tutta la foga giovanile che aveva in corpo. Mirohaar si scansò giusto in tempo, e il ragazzo barcollò per qualche tratto lungo il sentiero, prima di voltarsi e tornare all’attacco. Lo stregone lo teneva d’occhio e sentì che gli altri tre ragazzi si stavano muovendo alle sue spalle. Non aveva altra scelta, doveva rispondere all’attacco.
Amel, cume mec! A’r!
La voce profonda risuonò nella foresta, come se i tronchi d’albero contribuissero a propagare l’eco di quelle parole. Il silenzio calò improvviso e solo un rumore giungeva da un punto imprecisato. Era come un fruscio che cresceva di intensità mano a mano che si avvicinava.
Il ragazzino e i suoi compagni si bloccarono, colpiti dalle parole dell’uomo che avevano deciso di uccidere e spaventati da ciò che poteva accadere loro.
“E’ uno stregone… sei uno stregone! Hai usato la magia! Che cosa hai fatto?!” urlò disperato il ragazzo, lasciando cadere il pugnale e guardandosi intorno col terrore negli occhi. Gli altri tre briganti si stavano allontanando a passo veloce, abbandonando il loro capo senza guardarsi indietro, ma quel fruscio che fino a pochi istanti prima era parso lontano si fece potente, quasi assordante. Un muro d’acqua avanzava tra gli alberi, infrangendosi sui tronchi ma ricompattandosi una volta superato l’ostacolo. I tre ragazzi vennero travolti, la potenza dell’acqua li stese a terra senza problemi, lasciandoli privi di sensi ma vivi. L’onda inarrestabile, la cui altezza raggiungeva la sommità degli alberi, era ormai alle spalle di Mirohaar, ma lo stregone non si muoveva. Continuava a fissare il ragazzo di fronte a sé, che ora era caduto a terra in preda al terrore.
Fordemme!
Il muro d’acqua di bloccò all’alzarsi della mano di Mirohaar ed al suono di quella parola secca e decisa. Una cascata si ergeva alle spalle dello stregone, alcune gocce che scendevano a bagnargli il mantello. Si mosse, avvicinandosi al ragazzo, che ora strisciava nella terra nel tentativo di allontanarsi.
“Non… non uccidermi. Non uccidermi, ti prego” supplicò, le lacrime che scendevano dagli occhi pieni di terrore. Mirohaar si inginocchiò accanto a lui, fissandolo con aria seria.
“Promettimi che non attaccherai più nessuno, e che il tuo pugnale sarà usato solo per tagliare il cibo nella tua tavola.”
Il ragazzo rimase a bocca aperta, spostando lo sguardo dallo stregone al muro d’acqua che attendeva imponente a pochi passi.
“Ce-certo vecchio, va bene” balbettò.
“Prometti” ripeté lo stregone, il tono di voce duro e severo.
“Lo prometto! Lo prometto! Basta, basta! Ho capito!”
Mirohaar si raddrizzò, osservando il ragazzo che piangeva disperato raggomitolandosi come un cucciolo impaurito. Non poteva essere certo avrebbe mantenuto la promessa, ma sicuramente ci avrebbe pensato due volte prima di attaccare qualcuno in quella foresta.
“Amel, áfeorse!” pronunciò, la mano che fendeva dolcemente l’aria. Il muro che stava alle sue spalle si sciolse in un istante, l’acqua che tornava veloce al fiume dal quale Mirohaar l’aveva richiamata. Lo stregone fissò il ragazzo tremante per qualche istante, prima di proseguire per il sentiero immerso nel buio della foresta.

 

 

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